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Squadroni della morte, pedofili e psicopatici all’interno dell’Establishment Britannico

settembre 8, 2015

di Joe Quinn
Sott.net

Ven, 14 Aug 2015 19:55 UTC

 

Il 2 agosto, il giornale inglese Express ha riportato che le forze speciali britanniche si vestivano da jihadisti ISIS e svolgevano delle operazioni speciali in Iraq e in Siria. Descrivendo, stupidamente, la tattica come “poco ortodossa”, i giornalisti dell’Express hanno detto che “più di 120 membri del reggimento d’élite inglese si  trovano attualmente nel paese devastato dalla guerra“.

ISIS Toyota con targhe diplomatiche britanniche?

ISIS Toyota con targhe diplomatiche britanniche?

Tale strategia può sembrare giustificata ai detentori del solo lato ufficiale del conflitto in Medio Oriente – dove quelli dell’ISIS sono i ‘cattivi’ e i militari Occidentali sono i ‘buoni’ – essendo convinti ingenuamente della benevolenza dei militari inglesi. Ma se vista nel contesto della storia reale dell’armata Britannica nelle ‘zone di conflitto’ nel corso del 20° secolo, questa storia assume una forma molto più sinistra.

Fermiamoci un attimo nel presente; l’affermazione secondo cui le forze speciali Britanniche si trovano in Iraq e Siria per “combattere l’ISIS” non è credibile. Più di quattro anni fa, i guerrafondai anglo-americani ci hanno fatto capire abbastanza chiaramente che, assieme con i loro reali amici, i tagliatori di teste dell’Arabia Saudita, erano determinati a detronizzare Assad, arrivando al punto di fabbricare prove su Armi di Distruzione di Massa (a la Saddam Hussein) per giustificare un attacco della NATO. Quando la diplomazia Russa ha contrastato quello sforzo, gli Stati Uniti e ‘l’elite’ inglese ricorsero al metodo già testato e provato tante volte, ovvero l’innesco di una ‘guerra civile’ di logoramento dalle forze militare delegate, nel tentativo di detronizzare Assad.

Ma Assad, democraticamente eletto dal popolo Siriano, è riluttante ad andarsene via solo perché questo è il volere di Washington, Riyadh, Whitehall e Tel Aviv. E mentre l’appoggio Russo, Iraniano e Libanese è ancora disponibile, sembra che le forze militare delegate dell’Occidente, alias i ‘ribelli siriani’, siano condannati a combattere e morire per sempre, o fino a quando il rifornimento d’armi (o denaro) da parte dell’Occidente non venga meno.

Geneticamente avversi ad accettare i fatti reali di ogni situazione, le élite Statunitense e Britanniche hanno dichiarato recentemente di avere il diritto di “attaccare direttamente le posizioni dell’ISIS” attraverso incursioni aeree americane sulle basi militari Turche. Tuttavia il vero motivo di questi attacchi aerei è rivelato dal fatto che gli Stati Uniti sostengono il diritto di attaccare chiunque minacci i ‘ribelli Siriani’ addestrati dal Pentagono, che stanno combattendo contro Assad, per conto degli Stati Uniti, degli Inglesi e dei regimi Sauditi. Questo, praticamente, è il motivo principale di questi attacchi aerei; è un tentativo celato per giustificare gli attacchi militari Americani contro l’esercito Siriano e il suo governo, piuttosto che “combattere l’ISIS”. E’ ragionevole concludere quindi, che le forze speciali britanniche vestite da jihadisti ISIS fanno parte della stessa strategia e stanno fornendo “truppe sul terreno” per sostenere gli attacchi aerei Statunitensi sulle posizioni Siriane.

Ma un gruppo di forze speciali Inglesi vestiti da jihadisti presenta anche altre opportunità. Potrebbero, ad esempio, perpetrare attacchi terroristici contro chiunque, compresi i civili, qualora fosse stato ritenuto opportuno, e incolpare l’ISIS.

Proprio ieri, una bomba su un camion è esplosa nella zona della città Sciita di Sadr di Baghdad, uccidendo 54 persone. “l’ISIS” si è assunto la responsabilità per mezzo di un messaggio inverificabile, pubblicato su internet, ma in realtà questo attacco ha aiutato i governi Occidentali a progredire nei loro piani a lungo termine nel dividere l’Iraq in tre stati separati. Il [url=http://sputniknews.com/middleeast/20150618/1023546838.html]Pentagono stesso recentemente ‘ha ammesso'[/url] di non vedere nessuna soluzione per l’Iraq tranne che dividerlo in tre stati separati, un obiettivo seguito dall’Occidente per anni, la stessa cosa è stata detta dall’ex capo delle forze armate Statunitensi in Iraq, il generale Raymond Odierno, motivo per cui è stato duramente criticato dal governo Iracheno.

Qualsiasi compito debbano svolgere i cosiddetti ‘jihadisti John’, grazie alla ricca esperienza dei militari britannici nel vestire le sue reclute come il nemico e mandarle nelle zone di conflitto per ‘far accadere cose’, farà sì che essi svolgano egregiamente le loro missioni, nessun dubbio al riguardo.

 

Due Dinamitardi Inglesi a Bassora

 Martedì, 20 settembre, 2005, è stato un giorno straordinario nel mondo dei Media Occidentali. I pochi minuti che ci sono voluti per leggere i rapporti del salvataggio di due operatori militari Inglesi da un carcere di Bassora il giorno prima, sono bastati per svelare a tutto il mondo l’essenza reale del moderno stato Britannico, naturalmente ove il mondo sia pronto ad accettare tali rivelazioni. Però la maggior parte delle persone non erano pronte ad accettare tali rivelazioni, e nemmeno ora lo sono, pronti, ovviamente. E chi può biasimarli? E’ un brutto quadro.

In Bocca al Lupo - due 'jihadisti' SAS catturati a Bassora

In Bocca al Lupo – due ‘jihadisti’ SAS catturati a Bassora

L’immagine sopra mostra i due membri britannici SAS dall’aspetto dispiaciuto, dopo l’arresto da parte della polizia Irachena a Bassora. Vestiti con abiti arabi e alla guida di un’auto piena di esplosivi, i due uomini hanno sparato a civili e ad agenti di polizia prima di tentare la fuga. Se tutto fosse andato secondo i piani, subito dopo, una bomba sarebbe esplosa da qualche parte a Bassora uccidendo decine di civili, ‘al-qaeda’ avrebbe preso la colpa, e l’immagine dei militari Britannici come ‘mantenitori della pace’ e ‘combattenti terroristi’ in Iraq sarebbe stata salvaguardata.

Ma questa era una di quelle rare volte, quando le cose non vanno secondo i piani prestabiliti. In realtà, le cose sono andate peggio di quanto si potesse immaginare.

I due candidati terroristi sono stati arrestati, hanno confessato chi erano, e hanno ammesso che stavano svolgendo un “compito speciale di sicurezza”. Poi le autorità Irachene hanno fatto il grosso errore di informare i comandanti Britannici che gli uomini erano stati detenuti nel commissariato di polizia Jamiat di Bassora. Poco dopo sono arrivato circa 10 carri armati Britannici, diversi veicoli blindati ed elicotteri di supporto, ad abbattere il muro del centro di detenzione ed ad estrarre i loro uomini. I membri della milizia dell’Esercito del Mahdi Iracheno si sono confrontati con le forze Britanniche intorno alla struttura e hanno incendiato un veicolo di trasporto truppe e un veicolo blindato. Una registrazione video dell’incidente mostrava come decine di Iracheni circondavano i veicoli blindati Britannici e lanciavano Cocktail Molotov, pietre e altri detriti. Di conseguenza almeno sette civili Iracheni sono stati uccisi e decine sono stati feriti.

Uno dei veicoli blindati britannici coinvolti nell'estrazione dei due jihadisti SAS

Uno dei veicoli blindati britannici coinvolti nell’estrazione dei due jihadisti SAS

Non c’è bisogno di spiegare ciò che i due uomini stavano facendo, altro che citare le autorità Britanniche che hanno spiegato alle loro controparti Irachene che i due soldati stavano “eseguendo un compito ufficiale”. La domanda interessante tuttavia, è, quanti dei centinaia di attentati o attacchi terroristici perpetrati da “al-qaeda” che hanno terrorizzato l’Iraq nel corso degli anni di occupazione Occidentale sono stati perpetrati in realtà da agenti segreti Inglesi e Americani che svolgevano “compiti ufficiali” come questi?

Ken Masters è stato inviato in Iraq nel mese di aprile 2005 come Comandante del reparto indagini speciali della polizia militare Britannica, ed è stato incaricato di investigare su eventuali reati commessi dalle forze Britanniche, dalle uccisioni illegali ai furti e casi di ubriachezza in servizio. Quindi naturalmente, il capitano Masters era responsabile delle indagini sulle circostanze dell’arresto dei jihadisti SAS a Bassora il 19 settembre.

Kenneth Masters - 'suicidato'

Kenneth Masters – ‘suicidato’

Alle 05:20 il 14 ottobre, cinque giorni prima della fine del suo turno di servizio, il capitano Masters ha inviato una e-mail a sua moglie. “Non è rimasto molto tempo ormai. Grazie a te e alle bambine continuo ad andare avanti. Vi amo tantissimo. Papà xxxooo.” Queste furono le sue ultime parole verso chiunque, presumibilmente. Il giorno dopo, alle 7 di sera alcuni suoi colleghi lo trovarono impiccato nella sua stanza. AIG, la compagnia di assicurazione americana incaricata di fornire l’assicurazione sulla vita ai soldati britannici in servizio in Iraq, ha rifiutato di pagare l’assicurazione per la morte di Masters, perché secondo loro “egli non è morto in servizio“. Masters ovviamente è morto in servizio, ma non mentre svolgeva compiti ufficiali in nome della politica britannica basata su falsi attentati terroristici e su altri crimini contro l’umanità in Iraq.

Tortura e Tradimento: i compiti ufficiali degli operatori militari e dei servizi segreti Britannici

L’idea di una campagna di macellazione dei civili in Iraq ufficialmente sanzionata dai militari e dagli servizi segreti Britannici è pura fantasia per il cittadino comune Britannico. Per molti cittadini del Kenya, Cipro, Malesia e l’Irlanda del Nord tuttavia, questa è la dura e crudele verità. In tutti questi paesi (e altri) il governo Britannico acconsentì direttamente o indirettamente alla tortura e all’uccisione di civili innocenti da parte dei militari e dei servizi segreti Britannici, che spesso “assumevano” squadroni della morte per svolgere il loro lavoro. Lo scopo è sempre stato quello di giustificare la continua presenza e il controllo politico, militare ed economico Britannico del paese in questione.

Chi è jihadista? Un soldato Britannico mostra con orgoglio le teste di due contadini malesi che aveva personalmente decapitato. circa 1950

Chi è jihadista? Un soldato Britannico mostra con orgoglio le teste di due contadini malesi che aveva personalmente decapitato. circa 1950

Studiando la storia del profondo coinvolgimento degli servizi segreti Inglesi nei ‘Problemi’ dell’Irlanda del Nord, troviamo una ricchezza di dati concreti che ci permette di suggerire fortemente che, lungi dal tentare di combattere l’ERI, l’MI5 e MI6 si concentrarono sull’avvio e la perpetuazione di un conflitto settario in Irlanda del Nord che durò per 30 anni solo per insegnare alle truppe militari e ai servizi segreti Inglesi l’arte della tortura e della Guerra Urbana. La tattica degli Inglesi comportava l’utilizzo dei gruppi paramilitari e le forze di polizia dell’Irlanda del Nord – il Royal Ulster Constabulary – per uccidere i civili Cattolici e Protestanti. Molti attentati dinamitardi, frutto del lavoro di agenti Britannici, sono stati attribuiti ingannevolmente all’ERI e anche ai lealisti paramilitari pro-Britannici. Di tanto in tanto, comuni soldati Britannici commettevano apertamente omicidi di massa.

Le terribili rivelazioni degli ultimi anni sulle reti di pedofili ‘scoperte’ nelle alte istituzioni Inglesi, sono strettamente collegate con l’Irlanda del Nord. Al centro di tali affermazioni c’è la casa dei ragazzi Kincora a Belfast che ha funzionato dal 1958 fino al 1980. Uno dei maestri a Kincora, William McGrath, è stato condannato a quattro anni di carcere nel 1981 per abusi sessuali sistematici dei bambini a lui affidati. McGrath era un membro dell’ordine Orangista e un membro del gruppo di estrema destra ‘lealista’ noto come ‘Tara’ che cercava di radicalizzare il protestantesimo Nordirlandese in preparazione di quello che ha definito uno scenario ‘apocalittico’ di una vera e propria guerra civile con i cattolici.

William McGrath - pedofilo dell’MI5 in Irlanda del Nord

William McGrath – pedofilo dell’MI5 in Irlanda del Nord

Le attività di McGrath, tuttavia, devono essere collocate nel contesto del suo ruolo come agente dell’MI5. Le solide prove suggeriscono che alla fine del 1960 il MI5 e venuto a sapere della pedofilia di McGrath, e da allora lui ha servito un solo padrone. E’ molto probabile che McGrath sia stato nominato maestro a Kincora nel 1971 su ordine dei suoi padroni dell’MI5, che hanno usato McGrath e Kincora (e le case degli altri bambini) come sbocco per il loro piacere sadico e quello di molti prominenti personaggi politici e paramilitari Nord-irlandesi e britannici. Secondo la vittima Richard Kerr, i ragazzi di Kincora (e di altre abitazioni) sono stati regolarmente sfruttati a Londra per il godimento dei politici Britannici in luoghi come Dolphin Square e Elm Guest House. Il controllo di questi individui attraverso la conoscenza e le prove dei loro crimini era probabilmente l’obiettivo principale dell’MI5, assieme all’obiettivo di progredire nel loro piano per una ‘guerra civile di basso profilo’. [url=https://en.wikipedia.org/wiki/John_McKeague]John McKeague[/url], per esempio, è stato uno dei fondatori del [url=https://en.wikipedia.org/wiki/Red_Hand_Commando]Red Hand Commando[url], un gruppo paramilitare lealista responsabile di decine di omicidi di cattolici innocenti in Irlanda del Nord negli anni ’70, ’80 e ’90. A quanto pare McKeague partecipava regolarmente alle sessioni – dei pedofili a Kincora. Poco dopo essere stato interrogato nel 1982 da investigatori che indagavano sul suo coinvolgimento a Kincora, è stato ucciso in una sparatoria ad opera di INLA, un gruppo paramilitare nazionalista cattolico. Due giornalisti Irlandesi e Britannici, Jack Holland e Henry McDonald sostengono che McKeague sia stato ucciso da agenti dell’MI5 per impedirgli di svelare i nomi degli ospiti abituali di Kincora.

Su appuntamento di Sua Maestà la Regina: pedofilo, razzista e un vero brav'uomo, Lord Mountbatten

Su appuntamento di Sua Maestà la Regina: pedofilo, razzista e un vero brav’uomo, Lord Mountbatten

L’ex capo di Stato Maggiore della Difesa Britannico e cugino di Sua Maestà la Regina, Lord Mountbatten, anche lui è stato accusato di abusi sessuali su minori a Kincora e in altre abitazioni a Nord e Sud del confine Irlandese. Mentre si stava godendo la sua annuale vacanza imperiale al largo della costa della Contea Irlandese di Mayo, nell’estate del 1979, Mountbatten è stato ucciso da una bomba dell’ERI posta sulla sua barca. A meno che, ovviamente, non l’abbia fatto il MI5 per farlo tacere.

Il Primo Ministro del governo Laburista Harold Wilson (1964-1970 e 1974-1976) è stato il bersaglio di una campagna di sporchi trucchi che cercava di dipingerlo come un comunista sostenitore dell’ERI. Ci sono prove solide a suggerire che lo Sciopero del Consiglio dei Lavoratori di Ulster nel 1974 sia stata opera dell’MI5 per aiutare a destabilizzare il governo di Wilson. Certamente l’atteggiamento di Wilson verso l’Irlanda del Nord non era in linea con il MI5 e con gli obiettivi dell’Establishment di Sicurezza Britannico, ovvero, di perpetuare la violenza. Wilson indubbiamente ha suscitato l’ira dei ‘sicurocrati’ quando ha presentato un ‘piano apocalittico’ che prevedeva la totale separazione dell’Irlanda del Nord dal Regno Unito e la sua trasformazione in un potere indipendente. Inoltre, Wilson non amava torturare i bambini, fatto che lo rendeva ancor più difficile da controllare.

Nelle ultime settimane, il nome dell’ex Primo Ministro Britannico Edward Heath è stato aggiunto alla lunga lista ‘dell’élite’ Inglese e accusato di abusi sessuali sui bambini. Heath è stato Primo Ministro Conservatore per quattro anni – dal Giugno 1970 al Marzo 1974 – tra i due governi di Wilson. Come Primo Ministro, Heath ha presieduto l’introduzione della detenzione arbitraria senza processo, e l’uso della tortura contro i civili innocenti dell’Irlanda del Nord nel 1971. Questo è avvenuto durante il periodo di massimo splendore di Kincora e di altri siti di tortura dei bambini gestiti dall’MI5. Quindi non dovrebbe stupirci affatto se, in questo periodo, un giorno di routine nella vita di Rt. On. Edward Heath, comportasse nel pomeriggio di firmare un atto che avrebbe approvato la tortura dei cattolici innocenti, e alla sera partecipare personalmente ad una sessione pedofila organizzata in uno degli appartamenti di Dolphin Square.

Tutto quello che a cui si è riferito sopra, sono fatti incontestabili per qualsiasi persona razionale, e sia i servizi segreti che i politici Inglesi di quei tempi ne erano al corrente.

Vittima di Kincora, Richard Kerr

Vittima di Kincora, Richard Kerr

Nel mese di luglio 2014, l’ex ufficiale britannico della guerra psicologica Colin Wallace ha detto di aver ricevuto personalmente nel 1973 informazioni segrete sul fatto che a Kincora venivano abusati dei ragazzi, ma i suoi ufficiali superiori gli impedirono di rilasciare informazioni. Ha anche detto che le indagini condotte fino ad oggi sugli abusi non avevano esaminato prove determinanti in possesso del MI5. Nel mese di agosto 2014, un altro ex ufficiale degli servizi segreti, Brian Gemmell, ha detto che anche gli era stato ordinato di smettere di indagare sulle accuse di abusi su Kincora.

Di fronte a tali prove affermative che lo stato Britannico è, ed è stato per un lungo periodo di tempo, controllato e diretto da una cabala di psicopatici odiosi ed assetati di sangue, con una forte propensione per lo stupro, tortura ed uccisione di bambini, non è affatto sorprendente che la risposta del grande pubblico Britannico sia stata tenuta un po’ in sordina. Il processo della scoperta di questi crimini orribili, si è limitato invariabilmente alla scoperta di un occultamento ufficiale dopo l’altro, andando indietro nel tempo per decenni.

Quindi, quando teniamo conto del fatto che ‘quest’élite’ di stupratori di bambini e criminali di guerra detengono il controllo sulle funzioni di indagine dello Stato – che praticamente significa indagare su se stessi – arriviamo alla conclusione che in una tale situazione solo un povero illuso si aspetterebbe che la giustizia venga servita.

Mucca MI5!!!

Mucca MI5!!!

Questa Domenica, il 16 Agosto, durante il show radiofonico di SOTT ‘Behind the Headlines’ tratterò questi e altri argomenti con Robin Ramsay, uno dei migliori esperti per quanto riguarda la ‘politica profonda’ Inglese e lo stato di sicurezza nel Regno Unito. Robin è il co-fondatore ed editore della rivista Lobster Magazine, una risorsa eccellente per quelle anime audaci che vogliono davvero sapere cosa sta realmente accadendo dietro le quinte. Non perdere quello che promette di essere un radio show eccellente!

Joe Quinn

Joe Quinn

 

L’ascesa della Russia e la fine del mondo

agosto 22, 2015
Autore: Joe Quinn
Sott.net
Ven, 20 Mar 2015 21:50

“Ciò che la tenebra non può possedere, cercherà di distruggere.”

 

 

Membro dell’élite bancaria americana John D. Rockfeller dipinto (accuratamente) in una caricatura dell’inizio del XX secolo. lithograph Private Collection Archives Charmet American, out of copyright

Membro dell’élite bancaria americana John D. Rockfeller dipinto (accuratamente) in una caricatura dell’inizio del XX secolo.

Avrete probabilmente letto varie teorie che cercano di spiegare le cause della ‘nuova guerra fredda’ in cui ci troviamo. Dalla teoria più assurda come ‘Putin è il nuovo Hitler’ offerta dalla stampa occidentale, all’idea più sfumata di una ‘Guerra dell’energia’ tra Stati Uniti-Europa-Russia. La verità invece, sul perché ci troviamo tutti quanti in questo casino, è abbastanza semplice. Ma per poterla capire dovrete dimenticare l’idea della ‘nuova guerra fredda’ e sostituirla invece con la ‘guerra dei 120 anni che non è mai finita’.

Se siete interessati a rileggere la storia, condensata ed aggiornata agli eventi attuali, allora continuate la lettura.

Oltre 100 anni fa, nel 1904, uno dei padri fondatori sia della geopolitica che della geostrategia, laureato all’Università di Oxford e co-fondatore della London School of Economics, Sir Halford Mackinder, ha proposto una teoria che ha espanso l’analisi geopolitica dal livello locale o regionale, a livello globale. La geopolitica è lo studio (da parte di persone in posizioni di potere) degli effetti della geografia (umana e fisica) sulla politica internazionale e sulle relazioni internazionali. In parole più semplici, questo significa lo studio del modo migliore per controllare la gran parte del mondo – le sue risorse, umane e naturali. Quando voi od io pensiamo al nostro mondo, visualizziamo nella nostra mente un posto grande, complicato e abitato da miliardi di persone. Invece quando ‘l’élite’ guarda al nostro mondo, essa vede un globo, o una grande mappa, con Stati nazionali su di esso/a che secondo loro, possono e dovrebbero essere rimodellati e modificati in massa.

Mackinder ha diviso il mondo in poche regioni.

  • ‘L’isola del mondo’, un’area che comprende i continenti collegati d’Europa, Asia e Africa.
  • Le isole al largo, comprese le isole britanniche e le isole del Giappone.
  • Le isole periferiche, inclusi i continenti del Nord America, Sud America e Australia.

Di gran lunga la più importante tra queste, essendo considerata ‘l’isola del mondo’ e, in particolare, quello che lui chiamava il ‘cuore’ [Heartland], è quella che sostanzialmente sta ad indicare la Russia. Mackinder ha detto che chi controlla il ‘cuore’ (Russia) controlla ‘l ‘isola del mondo’ (Eurasia e Africa), e chi controlla l’isola del mondo controlla il mondo intero. Si tratta di una analisi abbastanza ovvia della situazione, visto che la grande maggioranza della popolazione e delle risorse del pianeta si trovano sul continente eurasiatico, e siccome la maggior parte di quella terra ha una posizione settentrionale – con la retroguardia protetta dall’invalicabile e ghiacciato Oceano Artico – fornisce un grande vantaggio dal punto di vista geostrategico, essendo la ‘la posizione migliore’.

Mackinder è probabilmente arrivato a questa conclusione a seguito dell’esperienza con l’Impero Britannico. Gli inglesi possedevano un grande impero dove ‘il sole non tramontava mai’ (e il sangue mai si essiccava), e mentre l’élite britannica ha fatto un sacco di soldi, e ha causato tanta sofferenza, espropriando risorse di altri popoli, non sono stati mai in grado di ‘dominare il mondo’, perché il ‘cuore’ (Russia) non è stato conquistato e non è diventato uno stato servile delle potenze occidentali, in gran parte a causa della sua enorme dimensione e anche perché da parecchio tempo la Russia stessa era diventata un Impero.

La Mappa Geostrategica del Mondo di Mackinder.

La Mappa Geostrategica del Mondo di Mackinder.

Nel 1904, le idee di Mackinder (condivise dai suoi contemporanei) erano benvenute e condivise dall’élite anglo-americana di quei tempi, che era alla ricerca del dominio globale, cercando di ostacolare preventivamente qualsiasi altro concorrente degli Stati Uniti. La Russia era quel potenziale concorrente naturale, come è stato già menzionato in precedenza, a causa delle sue dimensioni, risorse e storia imperiale. Quindi, anche prima della fine del 20° secolo, l’èlite degli Stati Uniti, schierati con i loro colleghi di ideologia britannici, stavano tramando di ‘neutralizzare’ la Russia, vista come minaccia per i loro piani per l’egemonia globale. Mentre Mackinder pubblicava le sue idee, i politici, gli industriali ed i banchieri Statunitensi e Britannici avevano già avviato il processo di ‘cambiamento di regime’ in Russia attraverso una delle ‘isole periferiche’, più specificatamente, il Giappone.

La Prima Guerra, Poi la Rivoluzione

Nel 1898, la Russia aveva raggiunto un accordo con la Cina che le avrebbe concesso il porto cinese ‘Port Arthur’. A quel momento era l’unico porto che forniva l’accesso alla Russia sulle acque calde dell’Oceano Pacifico (ed era altrettanto importante strategicamente come lo è oggi la Crimea per la Russia). Sia gli inglesi che gli americani erano preoccupati per la stretta relazione tra la Russia e la Germania (lo zar Nicola II e Guglielmo II di Germania erano cugini) e la possibilità che la Francia potesse unirsi a loro in una triplice alleanza anti-britannica. Per gli inglesi e gli americani questa situazione era vista come una chiara ‘minaccia per l’ordine internazionale’. 1

Per contrastare le intenzioni russe in Asia, nel 1902, la Gran Bretagna e il Giappone firmarono un patto di alleanza ‘anglo-giapponese’, che stabiliva che se uno di loro fosse stato attaccato da più di un nemico, si sarebbero sostenuti a vicenda militarmente. Questo significava, praticamente, un via libera da parte degli inglesi per il Giappone di andare in guerra (se necessario) contro la Russia, essendo certi che né la Francia, né la Germania (gli alleati della Russia), sarebbero intervenuti e rischiato una guerra con la Gran Bretagna. Da questo punto in poi, il Giappone ha agito effettivamente come protettore degli interessi britannici in Asia Orientale.

Una stampa di propaganda russa del 1905 che mostra marinai russi che fumano proiettili giapponesi forniti da 'John Bull' (Inghilterra), mentre gli Stati Uniti osservano.

Una stampa di propaganda russa del 1905 che mostra marinai russi che fumano proiettili giapponesi forniti da ‘John Bull’ (Inghilterra), mentre gli Stati Uniti osservano.

Dall’8 febbraio 1904 al 5 settembre 1905, la prima ‘grande guerra’ del 20° secolo fu combattuta tra Giappone e Russia zarista, in gran parte per l’accesso a ‘Port Arthur’. Il governo britannico ha rifornito la Marina giapponese con navi da guerra e durante la guerra stessa le passava informazioni segrete. Forse l’aiuto più importante per il governo giapponese è arrivato sotto forma di prestiti da parte delle banche inglesi e americane, ed istituzioni finanziarie, che ammontano a $ 5 miliardi al valore di oggi, tra cui un ‘prestito’ di $ 200 milioni dal prominente banchiere di Wall Street Jacob Schiff.2 Durante la Prima Guerra Mondiale, Schiff e altri banchieri di Wall Street avrebbero concesso prestiti anche per gli Imperi Centrali, pur essendo ufficialmente nemici della loro patria di adozione, gli Stati Uniti.

La Russia schierò più di un milione di soldati e marinai contro i 500.000 soldati giapponesi, ma la Russia perse lo stesso la guerra, in gran parte grazie al sostegno del Giappone da parte dagli inglesi e dagli americani. La battaglia decisiva avvenne il 27 e 28 maggio del 1905, quando le flotte russe e giapponesi si scontrarono presso lo stretto di Tsushima. Due terzi della flotta russa venne distrutta. La sconfitta della Russia è stata firmata dal trattato di Portsmouth, che ha confermato l’ascesa del Giappone come potenza predominante in Asia Orientale e ha costretto la Russia ad abbandonare i suoi piani per lo sviluppo della regione Siberia-Pacifico e lanciare rotte commerciali nell’Estremo Oriente. Il Giappone è diventato anche la sesta forza navale più potente del mondo e le spese di guerra hanno inferto un colpo significativo all’economia russa.

Una rappresentazione dell’anno 1905 della disastrosa (per la Russia) battaglia di Tsushima, dove 2/3 della flotta russa è stata distrutta.

Una rappresentazione dell’anno 1905 della disastrosa (per la Russia) battaglia di Tsushima, dove 2/3 della flotta russa è stata distrutta.

Ancor prima che la guerra finisse ufficialmente, le gravi difficoltà finanziarie della Russia, la sconfitta di Tsushima, e la pressione da parte degli inglesi ha costretto lo Zar ad allontanarsi dal Trattato del 1905 di Björkö che aveva firmato con il Kaiser Guglielmo (e di conseguenza anche la Francia). Non appena il governo britannico e la loro rete di anglofili in Russia hanno saputo dell’accordo segreto firmato sullo yacht del Kaiser nel Mar Baltico – un accordo che avrebbe minacciato ‘l’ordine mondiale’, allineando la Russia con la Germania – gli inglesi hanno subito minacciato di tagliare i finanziamenti alla Russia e hanno costretto la stampa russa, che a quanto pare era sotto il loro controllo, di lanciare una campagna di propaganda anti-tedesca. Il Kaiser scrisse allo Zar: “I vostri giornali più influenti, in giro di due settimane sono diventati aggressivamente anti-tedeschi e filo-britannici. Senza dubbio una delle ragioni sono state le grosse somme di denaro ricevute dagli inglesi come regalo“.3

Con la Russia isolata ed economicamente distrutta, e la minaccia di integrazione eurasiatica rimossa, il passo logico successivo è stato quello di sbarazzarsi del tutto dello Zar e trasformare la Russia in un mercato ritardato e ‘prigioniero’ controllato dai finanzieri occidentali. Ma per raggiungere questo obiettivo, prima di tutto ci si doveva decisamente ‘occupare’ della Germania del Kaiser Guglielmo, e questo significava solo una cosa, la guerra. Per preparare il terreno per quella guerra, gli inglesi hanno firmato l’Intesa Anglo-Russa nel 1907 e poi hanno aggiunto la Francia alla ‘Triplice Intesa’, alleando le forze militari più potenti del mondo contro la Germania.

Tra il 1903 e il 1914, il pubblico britannico è stato gradualmente orientato verso una frenesia anti-tedesca aggredendo costantemente attraverso innumerevoli giornali, articoli, libri e opuscoli (falsamente) avvertendo del riarmo aggressivo della Germania con l’intenzione di invadere la Gran Bretagna e conquistare il mondo. Alfred Harmsworth proprietario dei giornali britannici più influenti e magnate dell’editoria in quel momento, che si trovava in buoni rapporti con l’élite politica e bancaria inglese, esercitò un’enorme influenza sul pubblico britannico attraverso i suoi giornali. In un’intervista al quotidiano francese Le Matin, Harmsworth disse: “I tedeschi si fanno odiare da tutta l’Europa, non permetterò che i miei giornali pubblichino qualsiasi cosa che possa in alcun modo ferire i sentimenti dei francesi, ma non posso stampare niente che possa essere piacevole per i tedeschi“.3

L’isteria anti-tedesca è culminata con il passaggio dell’Atto dei Segreti Ufficiali del 1911, che di conseguenza ha stabilito i servizi segreti britannici MI5 e MI6. E’ giusto menzionare che queste agenzie che hanno oggi il compito di creare minacce terroristiche per spaventare gli inglesi – e la popolazione globale, inducendo di conseguenza a sostenere la guerra al terrorismo, hanno avuto come loro fondamento lo spauracchio della minaccia (completamente fabbricata) che veniva dalla Germania.

Il prescelto ‘punto esplosivo’ per una guerra anglo-americana volta a distruggere la Germania, per indebolire le potenze europee e asservire l’intera Europa agli interessi bancari occidentali, era quello dei Balcani. Nel mese di novembre del 1912, un telegramma dall’ambasciatore russo in Bulgaria per il ministro degli affari esteri Russo (Isvolsky), individuato da un rappresentante del quotidiano britannico The Times, sosteneva che “molte persone in Inghilterra stanno lavorando per accentuare gli attriti nei Balcani per portare allo scoppio di una guerra che di conseguenza porterà alla distruzione della flotta commerciale e della flotta della marina militare tedesca“.4

Questo giornalista del giornale The Times era molto probabilmente James David Bourchier, un membro dell’aristocrazia inglese che è stato profondamente coinvolto nella Lega Balcanica, un’organizzazione fondata nel 1912 dall’ambasciatore russo a Belgrado, Nicholas Hartwig, per promuovere l’indipendenza degli Stati balcanici dall’Impero Ottomano e Austro-Ungarico. Nicholas Hartwig era un agente del monarca inglese, Edoardo VII, e, di conseguenza, dell’élite inglese.5 L’indipendenza per gli stati balcanici era pienamente in linea con gli obbiettivi dell’élite britannica, ovvero, smantellare gli Imperi concorrenti.

L’assassinio dell’arci-duca Francesco Ferdinando nel 1914 viene considerato come la scintilla che accese la Prima Guerra Mondiale. Ma questo è un travisamento dei fatti. Come già detto, gli inglesi tramavano un piano di guerra contro la Germania da almeno 10 anni. In ogni caso, l’omicidio dei membri delle famiglie reali o della nobiltà erano abbastanza comuni in quel tempo in Europa, e la morte di Ferdinando non era qualcosa di straordinario che avrebbe necessariamente provocato una guerra mondiale. Certo, l’Impero Austro-Ungarico era interessato solo a calmare i serbi, e la Germania, l’alleato dell’Impero Austro-Ungarico, non voleva a nessun costo che la crisi andasse fuori controllo.

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Due capri espiatori dell’élite occidentale. Arciduca Ferdinando e il suo assassino, Gavrilo Princip.

Dopo l’assassinio, il governo Britannico ingannevolmente avvisò l’Austria-Ungheria e la Germania, di aver riconosciuto il diritto dell’Austria-Ungheria al risarcimento da parte della Serbia. Quando l’Austria ha imposto ai serbi il suo Ultimatum di luglio, il 23 luglio – una serie di richieste che sono state intenzionalmente rese inaccettabili – si attendeva lo scoppio di una guerra locale, ma il ministro degli Affari Esteri Russo Sazonov (un altro agente britannico)6 rispose mobilitando le forze russe il 28 luglio contro la volontà dello Zar. Anche gli inglesi mobilitarono tranquillamente le loro truppe in previsione di una mossa tedesca contro il Belgio, avvenuta poi il 4 agosto.

Quello che né la Germania, né l’Austria-Ungheria avevano capito fu che l’assassinio – il casus belli – era stato orchestrato dai serbi con l’incoraggiamento degli agenti britannici nel governo Russo. Nel 1917 durante il caso giudiziario sull’assassinio, il colonnello serbo Dragutin Dimitrijevic ha confessato di aver assunto gli assassini di Ferdinand e che l’omicidio è stato progettato con la conoscenza e l’approvazione dell’ambasciatore russo a Belgrado – Nicholas Hartwig – e suo complice militare russo a Belgrado, Viktor Artamonof. Sia Hartwig e Artamonof erano effettivamente al soldo del governo britannico. Se fosse stato ampiamente rivelato a quel tempo che i russi erano direttamente coinvolti nell’assassinio, il governo britannico non avrebbe potuto giustificare la guerra al pubblico inglese, dove prevalevano forti opinioni anti-zariste, grazie alla propaganda anti-russa durante il ‘Grande Gioco‘ del 19° secolo. E di conseguenza gli inglesi avrebbero potuto domandare la guerra contro la Russia.

Kaiser Guglielmo II (a sinistra) e lo zar Nicola II che indossano le uniformi militari l’uno dell'altro.

Kaiser Guglielmo II (a sinistra) e lo zar Nicola II che indossano le uniformi militari l’uno dell’altro.

Proprio mentre le armate russe e tedesche marciavano fuori dalle loro caserme il 1° luglio, lo Zar e il Kaiser si scambiavano telegrammi in un futile tentativo di evitare il disastro. In una nota che scrisse più tardi quel giorno, il Kaiser finalmente realizzò la profondità della perfidia britannica:

“Non ho dubbi: l’Inghilterra, la Russia e la Francia hanno concordato tra di loro di usare il conflitto austro-serbo come una scusa per iniziare una guerra di sterminio contro di noi … la stupidità e l’inettitudine del nostro alleato si è trasformata in una trappola contro di noi … la rete è stata improvvisamente gettata sopra la nostra testa, e l’Inghilterra miete beffardamente il più brillante successo grazie alla sua persistente politica puramente anti-tedesca contro la quale ci siamo trovati senza difesa. Siamo messi in una situazione che offre all’Inghilterra il pretesto desiderato di annientarci sotto il manto ipocrita della giustizia.”7

Non dovrebbe stupirvi il fatto che durante questa ‘grande’ guerra per proteggere il mondo libero, i produttori di armi britannici e americani, molti di loro avendo stretti rapporti con la città di Londra e con le banche di Wall Street, stavano armando tutte le parti coinvolte nel conflitto. Per fare un esempio, la compagnia britannica Armstrong-Pozzuoli, con sede sulla baia di Napoli, ha impiegato 4.000 uomini ed è stato il principale fornitore navale per l’Italia, nemico della Gran Bretagna, e un ufficiale di marina inglese di alto livello, l’Ammiraglio Ottley, ne era il direttore! 8 Durante la guerra, il deputato laburista Philip Snowden con estrema rabbia ha dichiarato alla Camera dei Comuni che “i sottomarini e tutti i siluri utilizzati nella marina austriaca sono stati prodotti nelle fabbriche di Whitehead Torpedo situate in Ungheria … stanno producendo siluri con capitale britannico al fine di distruggere le navi Britanniche.”9 Gli stessi siluri venivano poi utilizzati dai sottomarini tedeschi per affondare le navi Britanniche e quelle Americane.

Parlando di una Rivoluzione

Gli effetti disastrosi per la Russia della guerra russo-giapponese ispirata dalla Gran Bretagna provocarono la ‘rivoluzione’ Russa, che durò fino al 1907. Questa rivoluzione ha aperto la strada per il rovesciamento dello zar e l’avvento al potere dei bolscevichi nichilisti nella rivoluzione d’ottobre del 1917. L’evento determinerà la storia della Russia per i prossimi 70 anni. Lungi dall’essere un impedimento, il fatto che la Russia zarista fosse un alleato britannico nel mezzo della Prima Guerra Mondiale appare, al momento, essere stato visto dal governo britannico e americano come un’opportunità per pugnalare lo Zar alla schiena quando, e dove, meno se l’aspettava.

Come per la Prima Guerra Mondiale, il piano per il rovesciamento dello zar e della rivoluzione in Russia è stato attentamente costruito per tanti anni. In realtà, sembra che la guerra russo-giapponese del 1905 sia stata utilizzata da Jacob Schiff (menzionato sopra) e Co. per seminare il germe di quella rivoluzione del 1917, 12 anni prima. Nel suo libro, Jacob H. Schiff: A Study in American Jewish Leadership, il prolifico autore ebreo-americano Naomi Wiener Cohen afferma:

“La guerra russo-giapponese ha alleato Schiff con George Kennan in un’avventura per diffondere la propaganda rivoluzionaria tra prigionieri di guerra russi detenuti dal Giappone (Kennan ha avuto accesso a questo tipo di materiale). L’operazione era un segreto ben custodito, e fu divulgato pubblicamente da Kennan non prima della Rivoluzione di marzo del 1917. Egli raccontò come aveva ottenuto il permesso dai giapponesi per visitare i campi, e come i prigionieri gli avevano chiesto qualcosa da leggere. Organizzando per gli “Amici della libertà Russa” la spedizione di più di una tonnellata di materiale rivoluzionario, egli ha assicurato il sostegno finanziario di Schiff. Come aveva detto Kennan stesso, cinquantamila ufficiali e soldati tornarono in Russia in veste di ardenti rivoluzionari. Dove diventarono cinquantamila “semi di libertà” in cento reggimenti che hanno contribuito al rovesciamento dello Zar“.

Mentre Schiff è stato un avversario stridente dello Zar Russo per il suo trattamento degli Ebrei Russi, è difficile dire se la simpatia per i suoi correligionari in Russia sia stata una motivazione per Schiff, e per gli altri banchieri Ebrei ed industriali di Wall Street, per finanziare la rivoluzione bolscevica. Dopo tutto, tutti quanti hanno ottenuto enormi ricompense finanziarie come risultato.

Il Generale Russo Arsene de Goulevitch, che ha assistito di persona alla rivoluzione bolscevica, ha dichiarato: “I principali fornitori di fondi per la rivoluzione non erano né i miliardari russi, né i banditi armati di Lenin. Il denaro ‘reale’ arrivava soprattutto da certi cerchi inglesi e americani che per lungo tempo avevano prestato il loro sostegno alla causa rivoluzionaria russa … Sono venuto a sapere che più di 21 milioni di rubli sono stati spesi da Lord [Alfred] Milner nel finanziamento della rivoluzione russa“.10 Milner è stato forse l’agente più in vista dell’Impero Britannico in quel momento.

Fumetto di Robert Minor di St. Louis Post-Dispatch (1911). Karl Marx circondato da un pubblico di riconoscenti finanzieri di Wall Street: John D. Rockefeller, JP Morgan, John D. Ryan della National City Bank, e il partner di Morgan George W. Perkins. Immediatamente dietro Karl Marx è Teddy Roosevelt, leader del Partito Progressista.

Fumetto di Robert Minor di St. Louis Post-Dispatch (1911). Karl Marx circondato da un pubblico di riconoscenti finanzieri di Wall Street: John D. Rockefeller, JP Morgan, John D. Ryan della National City Bank, e il partner di Morgan George W. Perkins. Immediatamente dietro Karl Marx è Teddy Roosevelt, leader del Partito Progressista.

Come alto Commissario per il Sud Africa, Milner era nato tedesco, pioniere dei campi di concentramento e pulizia etnica durante la guerra Anglo-Boera per espandere il controllo britannico dell’Africa. Milner è stato anche il principale autore della Dichiarazione Balfour, nonostante fosse pubblicata in nome di Arthur Balfour. Nel suo libro su Milner, Edward Crankshaw riassunse ‘l’ideologia’ di Milner in modo seguente:

“Alcuni dei passaggi [nei libri di Milner] su industria e società … sono passaggi che ogni socialista sarebbe fiero di aver scritto. Ma non sono stati scritti da un socialista. Sono stati scritti da ‘l’uomo che ha progettato la guerra Anglo-Boera.’ Alcuni dei passaggi sull’imperialismo e sul fardello dell’uomo bianco potevano essere scritti da un irriducibile Tory. Invece sono stati scritti dallo studente di Karl Marx.” 11

Il bipartitismo ideologico di Milner – e l’indifferenza totale per le sue radici tedesche – rispecchiava l’ideologia dei banchieri di Wall Street. Parlando alla Lega per la democrazia industriale a New York il 30 dicembre 1924, Otto H. Kahn, che era socio con Jacob Schiff e Felix Warburg alla Kuhn, Loeb & Co. e direttore di American International Corp. disse: “ciò che distingue voi radicali da noi che abbiamo opinioni diverse, non è l’obiettivo, ma i mezzi tramite i quali viene raggiunto l’obiettivo, non è la natura dell’obiettivo, ma come potrebbe e dovrebbe essere raggiunto l’obiettivo“.

Lord Alfred Milner: Un ardente imperialista e un grande sostenitore delle 'rivoluzioni colorate'.

Lord Alfred Milner: Un ardente imperialista e un grande sostenitore delle ‘rivoluzioni colorate’.

De Goulevitch cita i rapporti degli osservatori locali e dei giornalisti a Pietrogrado nel 1917 sugli agenti inglesi e americani, distribuendo banconote di 25 rubli ai soldati del reggimento Pavlovski appena prima del loro ammutinamento per unirsi alla rivoluzione.5 De Goulevitch menzionò Sir George Buchanan, l’ambasciatore inglese in Russia in quel momento, come uno dei principali attori nel finanziamento di ciò che possiamo considerare effettivamente una delle prime “rivoluzioni colorate” in Russia. Come Jennings C. Wise ha scritto, “gli storici non devono mai dimenticare che grazie a Woodrow Wilson … è stato possibile per Leon Trotsky entrare in Russia con un passaporto americano.”12

Con lo Zar eliminato e i bolscevichi (sostenuti dall’Occidente) al potere, gli Stati Uniti e altri governi e corporazioni Occidentali sono riusciti non solo a distruggere l’economia e l’industria Russa, ma anche a staccare pezzi dall’Impero Russo. Il Trattato di Brest-Litovsk è una testimonianza dell’inettitudine dei bolscevichi in quanto, al fine di ritirare la Russia dalla guerra, sono stati costretti a cedere territori alla Germania e all’Austria-Ungheria. Il primo round di negoziati si bloccò all’improvviso perché i rivoluzionari folli pensavono che le stesse Germania ed Austria-Ungheria fossero sull’orlo della rivoluzione. Quando Lenin e i suoi compagni finalmente si risvegliarono, furono costretti a firmare un accordo ancora più punitivo con gli Imperi Centrali. Mentre la Russia ha ottenuto gran parte di questo territorio dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’ha perso di nuovo nel 1991. Infatti, il confine occidentale della Russia dopo il 1991 ha una spiccata somiglianza con quello imposto dal trattato di Brest-Litovsk.

Sotto il controllo di Lenin e Trotsky, la ‘rivoluzione’ bolscevica aveva effettivamente fermato l’economia Russa e la sua industria, permettendo ai banchieri occidentali di intervenire per ‘riavviarla’. Considerate le parole del giornalista americano, sindacalista, e pubblicista, Albert Rhys Williams, che era sia un testimone – e partecipante – della rivoluzione d’ottobre, come ha testimoniato al comitato del Senato Overman:

Sig. Williams: […] è probabilmente vero che sotto il governo sovietico la vita industriale si troverà forse in una fase di sviluppo molto più lenta rispetto al capitalismo. Ma perché un grande paese industriale come l’America vorrebbe desiderare la creazione e la conseguente concorrenza di un altro grande rivale industriale? Non sono gli interessi dell’America in questo senso, in linea con il lento ritmo di sviluppo che sta progettando la Russia Sovietica per se stessa?

Senatore Wolcott: Quindi Lei sta presentando un argomento che pensa potrebbe risuonare col popolo americano, essendo il vostro punto di vista; che, se riconosciamo il governo sovietico della Russia come è stato costituito, riconosceremo un governo che non potrà competere con noi nel settore industriale per molti anni?

Sig. Williams: Questo è un dato di fatto.

Senatore Wolcott: Questo è un argomento che, sotto il governo Sovietico, la Russia non sarà in grado, per molti anni almeno, di raggiungere il livello dello sviluppo industriale dell’America?

Sig. Williams: Assolutamente.

Quando i bolscevichi hanno aperto la loro prima banca, Ruskombank, nel 1922, uno dei suoi direttori era Max May di Guaranty Trust. Guaranty Trust era una società appartenente a J.P. Morgan. Aderendo a Ruskombank, May ha dichiarato:

“Gli Stati Uniti, essendo un paese ricco con un’industria ben sviluppata, non hanno bisogno di importare nulla da paesi stranieri, ma… è molto interessato ad esportare i propri prodotti ad altri paesi, e considera la Russia come il mercato più adatto a questo scopo, tenendo conto delle enormi esigenze della Russia in tutti i settori della sua vita economica.”13

JP Morgan Guaranty Trust ha prestato soldi alla Germania per iniziare la sua guerra, finanziando al contempo gli inglesi e i francesi contro i tedeschi, e anche i russi, prima sotto lo Zar contro la Germania, e poi i bolscevichi contro lo Zar e per la cosiddetta “rivoluzione”.14

Due guerre mondiali, grazie all'élite anglo-americana.

Due guerre mondiali, grazie all’élite anglo-americana.

Tramite i banchieri di Wall Street, il governo degli Stati Uniti sotto Woodrow Wilson ha rotto con la convenzione internazionale dopo la Prima Guerra Mondiale e ha rifiutato di perdonare ai suoi alleati i debiti enormi generati a causa dei prestiti ricevuti durante la Prima Guerra Mondiale, in primo luogo alla Gran Bretagna e alla Francia.15 La Germania si trovò in una posizione ancora peggiore a causa del risarcimento richiesto dal durissimo trattato di Versailles. Nessuno di questi paesi è stato in grado di pagare il debito dovuto, perciò è stato emanato il ‘Piano Dawes’ per cui il governo degli Stati Uniti avrebbe prestato denaro alla Germania in modo da poter pagare il risarcimento a Francia e Gran Bretagna, che a loro volta avrebbero pagato il debito di guerra dovuto agli Stati Uniti. Ecco come si guadagna ‘il denaro sporco’. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno tratto un gran beneficio dalla Prima Guerra Mondiale. Se nel 1914 gli Stati Uniti avevano accumulato un debito di $4,5 miliardi che dovevano pagare a vari paesi, poi nel 1928 molti paesi dovevano ripagare gli Stati Uniti con la colossale cifra di $25 miliardi, incluso il debito di guerra europeo. Di conseguenza, gran parte dell’oro europeo è finito a Fort Knox. Il Professore di economia Michael Hudson sostiene che la motivazione per i massicci crediti finanziari richiesti dal governo degli Stati Uniti all’Europa fosse più politica che economica.

La Germania ha pagato l’ultima tranche del suo debito al governo degli Stati Uniti nel 2010. Il Regno Unito sta ancora pagando. Il debito dovuto agli Stati Uniti e i suoi alleati della Prima Guerra Mondiale è stato la causa principale del crollo dell’economia tedesca all’inizio degli anni ’30 che portò all’ascesa di Hitler e dei nazisti… che sono stati finanziati dalla stessa cricca di banchieri di Wall Street.16

Un Mondo Nuovo

Nel 1925, un teorico europeo dell’imperialismo, Gerhart Von Schulze-Gaevernitz, sosteneva che la storia avrebbe mostrato che il risultato più importante della Prima Guerra Mondiale non era stato “la distruzione delle dinastie reali che hanno governato la Germania, la Russia, l’Austria e l’Italia”, ma il “cambiamento nel centro di gravità del mondo, dall’Europa che esisteva fin dai tempi di Maratona, all’America”. Questa nuova era del ‘super imperialismo’, ha detto, aveva trasformato radicalmente l’imperialismo tradizionale, perché ora “il capitale finanziario media il potere politico a livello internazionale per acquisire il controllo monopolistico sfruttando le risorse naturali, le materie prime e la forza lavoro, con una tendenza verso l’autarchia, controllando tutte le regioni e le materie prime di tutto il mondo.”17

Nel corso del 1920 l’industria Russa è stata efficacemente ricostruita da corporazioni americane, alcuni dei piani quinquennali di Lenin sono stati finanziati da banche di Wall Street. L’obiettivo era quello di preparare la Russia per la Seconda Guerra Mondiale, dove ha vinto effettivamente la guerra per gli alleati, ma nel processo è stata rovinata in gran parte (di nuovo) e, come le altre potenze europee, ha sostenuto debiti enormi verso i banchieri di Londra e Wall Street. Come è stato rivelato da Antony Sutton, il grado di influenza e controllo esercitato dall’Occidente all’interno della Russia Sovietica è esemplificato dal fatto che, durante la guerra del Vietnam, i veicoli militari utilizzati dai militari nordvietnamiti per combattere i soldati americani sono stati prodotti in una fabbrica sovietica, la fabbrica dei camion Kama, di proprietà della corporazione statunitense Ford.

L’autore Russo Aleksandr Solzhenitsyn, un critico del totalitarismo Sovietico, stima che 66 milioni di persone sono morte durante il regime sovietico imposto dall’Occidente.

L’autore Russo Aleksandr Solzhenitsyn, un critico del totalitarismo Sovietico, stima che 66 milioni di persone sono morte durante il regime sovietico imposto dall’Occidente.

Imponendo la rivoluzione bolscevica in Russia, Wall Street ha garantito che la Russia non potrà competere per tanti anni con gli Stati Uniti. Per i prossimi 70 anni, i ‘gestori del mondo’ degli Stati Uniti e dell’Europa Occidentale hanno espanso la loro dominazione globale attraverso l’uso di una falsa ‘minaccia comunista’ (che loro stessi hanno creato). Al fine degli anni ’80, l’élite bancaria Occidentale ha deciso che il loro potere globale era sufficiente per permettergli di tirare indietro la ‘cortina di ferro’ e, ancora una volta, aprire le porte della Russia, ma questa volta per un saccheggio neo-liberale attraverso false ideologie come il ‘libero mercato’, e la ‘società aperta’. Tutto stava andando come previsto per la maggior parte degli anni ‘90 fino a quando Vladimir Putin è arrivato sulla scena e ha cominciato a rovinare la festa delle élite Occidentali alias “noi governiamo il mondo intero”.

Allora, forse vi domandate perché questa piccola lezione di storia? Spero che serva a sottolineare due cose. Che più di 100 anni fa, l’élite bancaria/politica/industriale Occidentale – il tipo di persone che pensano, e dicono, cose tipo…

“Pensando a queste stelle che si vedono nel cielo durante la notte, questi vasti mondi che non possiamo mai raggiungere. Vorrei annettere i pianeti se potessi; Ci penso spesso. Provo tristezza vedendoli in modo così chiaro eppure così lontano.”

“Io sostengo che noi siamo la razza superiore su questo pianeta, e più terra occupiamo meglio è per tutta l’umanità.” ~ Cecil Rhodes

… hanno capito chiaramente che l’unico modo per governare il mondo era quello di garantire che la Russia non emergesse mai come un concorrente al loro centro operativo – Londra, e poi gli Stati Uniti. Dal punto di vista pratico, per raggiungere tale obiettivo, dovevano marginalizzare perennemente la Russia sul continente Eurasiatico e prevenire a tutti i costi le nazioni Europee, in particolare le nazioni dell’Europa Occidentale, di allearsi con la Russia. Tale piano è stato eseguito sul serio dalla fine del 1890. E continua ad essere eseguito anche oggi, ma sembra che il piano stia fallendo.

I Progetti Meglio Preparati…

Russian President Vladimir Putin enters ...Russian President Vladimir Putin enters the St. George Hall of the Grand Kremlin Palace in Moscow, on December 12, 2013, to deliver an annual state of the nation address. AFP PHOTO/  POOL/ SERGEI ILNITSKYSERGEI ILNITSKY/AFP/Getty Images

Fin dal suo arrivo al potere Putin ha cercato di fare dalla Russia proprio ciò che l’élite bancaria occidentale ha speso più di 100 anni cercando di prevenire: trasformarla in un paese forte ed indipendente, libera (per quanto possibile) dall’influenza tossica dei banchieri occidentali. Ancora peggio, il piano di Putin non sembra essere limitato solo per liberare la Russia, ma include l’idea di usare l’influenza della Russia per stabilire un ‘nuovo ordine mondiale’, non basato su l’egemonia di pochi, ma sulla multipolarità, vera sovranità nazionale, il rispetto reciproco ed il commercio equo e sincero tra le nazioni. Nei loro 15 brevi anni al timone della Russia, Putin e i suoi amici hanno percorso un lungo cammino verso il raggiungimento dei loro obiettivi. La risposta da parte della élite occidentale è stata interessante da osservare. Dai tentativi della NATO di accerchiare la Russia in Europa Orientale, alle sanzioni economiche imposte basate su accuse inventate, a sabotare le relazioni economiche tra Russia e UE, a organizzare un colpo di stato in Ucraina nel 2014, a manipolare il prezzo del petrolio e ad assassinare ‘i leader dell’opposizione’ all’interno e fuori dalla Russia; l’élite anglo-americana ricorre a misure sempre più disperate ed isteriche per mantenere quello squilibrio globale che hanno raggiunto lavorando così duramente. Ma niente di quello che fanno sembra ostacolare o deviare la Russia dal percorso che ha scelto.

Che cosa ci possiamo aspettare prossimamente da parte dell’élite occidentale? Oltre ad una breve guerra nucleare con la Russia (che non è mai stata un’opzione, contrariamente alla propaganda della Guerra Fredda), quali manovre sporche e ambigue sono rimaste ancora da applicare? Non molte, di sicuro. Forse l’unica arma rimasta nel loro arsenale è quella che, più di ogni altra cosa, ha consentito di dominare il mondo per così tanto tempo: il dollaro onnipotente Statunitense, la sua posizione di valuta di riserva del mondo, e il ‘petrodollaro‘.

Per decenni, questi due ‘strumenti’ finanziari hanno costretto tutti gli altri paesi a tenere grandi riserve di valuta americana, offrendo in tal modo all’economia degli Stati Uniti enormi vantaggi e assicurando la sua posizione come l’economia più grande del mondo. Se il dollaro Statunitense dovesse, per qualche ragione, crollare, si creerebbe un enorme panico nel sistema economico mondiale, che sfocerebbe molto probabilmente nel crollo dei governi di tutto il mondo. Questo è probabilmente il motivo per cui sia la Russia che la Cina non stanno perdendo tempo, stabilendo le basi per un nuovo ordine economico che non sia basato sul dollaro. Se tale iniziativa andasse avanti abbastanza a lungo, potrebbe arrivare al momento giusto nel prossimo futuro, quando il dollaro potrà essere tranquillamente ‘abbandonato’ e sostituito con un’altra valuta di riserva, o paniere di valute, evitando in tal modo o attenuando la minaccia sistemica per l’economia globale (anche per l’economia degli Stati Uniti) di un crollo del dollaro, e costringendo l’élite Occidentale, con la loro base operativa negli Stati Uniti, ad accettare una posizione più umile e giustificata tra le nazioni.

Sarà ora di smettere di sfamare il gatto grasso?

Sarà l’ora di smettere di sfamare il gatto grasso?

Chiunque abbia studiato e compreso la natura di queste ‘élite’ di cui parlo, sa che non sono il tipo di persone che accettano la sconfitta con facilità, anche quando la sta guardando in faccia. Sono come un giocatore di scacchi narcisista che, quando si accorge che sta per perdere la partita, preferisce piuttosto fare a pezzi il tavolo da scacchi (e forse lo brucerà… assieme alla stanza), che subire l’ignominia della sconfitta. E poi potrebbe dire, ‘vedi, non hai vinto, e ora dovremo ricominciare da capo’. L’analogia del gioco degli scacchi è appropriata, dato che uno dei principali esponenti della teoria di Mackinder della strategia eurasiatica è Zbigniew Brzezinski, autore di La Grande Scacchiera, dove ha scritto “è imperativo che nessuno sfidante eurasiatico emerga, capace di dominare l’Eurasia e di conseguenza sfidare anche l’America”.

Con il debito degli Stati Uniti attuale salito oltre il 104% del PIL, e gli Stati Uniti che non possono o non vogliono ridurre il debito, né aumentare il PIL, gli Stati Uniti si ritrovano ad essere un paese effettivamente insolvente, in pratica è uno ‘stato fallito’. L’unica cosa che impedisce il suo crollo economico è la dipendenza, per ora, di tante altre nazioni agli Stati Uniti. E’ possibile che, di fronte alla fine quasi certa del loro regno come dominatori del mondo, la psico-élite Occidentale sceglierà ‘l’opzione finanziaria nucleare’, ‘orchestrando uno scenario Enron’, ed eventualmente facendo crollare il dollaro americano in un ultimo sforzo folle e inutile per scongiurare la sconfitta, buttando giù tutto il castello di carte… in modo da poter ‘ricostruire’ da zero?

Come la mia citazione all’inizio dell’articolo afferma: “ciò che la tenebra non può possedere, cercherà di distruggere”.

 

Note:

1 Chapman, John W. M. Russia, Germany and the Anglo-Japanese Intelligence Collaboration
2 Schiff organised the purchase by US investors of $200 million in Japanese bonds
3 Farrer, England Under Edward VII p. 143
4 Stieve, Isvolsky and the First World War p. 116
5 Durham, Twenty years of Balkan Tangle ch 19 pp 2-3 and Docherty and Macgregor, Hidden History: The secret origins of the First World warCh.18
6 See; Docherty and Macgregor, Hidden History: The secret origins of the First World war Ch.16
7 Barnes, Genesis of the World War, pp. 268-9
8 Perris, The War Traders: an Exposure
9 Murray, Krupps and the International Armaments Ring: the scandal of modern civilization p.3
10 De Goulevitch,: Czarism and Revolution, Omni Publications, California, pp. 224, 230
11 Crankshaw, The Forsaken Idea: A Study of Viscount Milner (London: Longmans Green, 1952), p. 269.
12 Wise, Woodrow Wilson: Disciple of Revolution (New York: Paisley Press, 1938), p.45
13 Sutton, A. Wall Street and the Bolsheviks Ch. 4
14 ibid.
15 Hudson, M. Super Imperialism: The Origin and Fundamentals of U.S. World Dominance p. 50
16 Sutton, A. Wall Street and the Rise of Hitler
17 ibid.

Commento: Per fare il quadro sulla situazione dell’imminente crisi sistemica globale, leggete il nostro Forum, qui.

VIDEO: Guerra in Crimea 2014 – Crimea. Way Back Home.

giugno 14, 2015

Documentario sugli eventi del 2014 in Crimea

Video con sottotitoli in italiano.

Crimea. Way Back Home. La Via del Ritorno.

 

Russia, io non so chi ha ucciso Boris Nemtsov

marzo 19, 2015

Può sembrare banale dirlo, ma, con i tempi che corrono non lo è affatto: io non so chi ha ucciso Nemtsov. Panebianco lo sa già, chissà con quali elementi.

di Giulietto Chiesa

Boris Nemtsov

Boris Nemtsov

martedì 3 marzo 2015 12:45

Può sembrare banale dirlo, ma, con i tempi che corrono non lo è affatto: io non so chi ha ucciso Boris Nemtsov. Ma, poiché se ne deve parlare, essendo evidente l’eccezionale importanza del delitto, avvenuto a poche centinaia di metri dal Cremlino (non credo sfugga a nessuno il significato simbolico del luogo del misfatto), non resta che affidarsi a un freddo uso del normale buon senso. E il normale buon senso dice che Vladimir Putin è stato il bersaglio di questo attentato, insieme alla Russia che egli sta guidando in questo periglioso frangente. Ed, essendo il bersaglio, è ben difficile che egli ne sia stato autore, o ispiratore. Lo dimostra proprio – a posteriori – l’ondata di accuse che sta dilagando su tutti i mass media occidentali. Angelo Panebianco, in un editoriale del Corriere della Sera, è arrivato addirittura a paragonare Putin a Mussolini, e l’assassinio di Boris Nemtsov a quello di Matteotti. Evidentemente Panebianco ha già concluso l’indagine, non si sa con quali elementi. Di certo non con l’uso del buon senso. E, per quanto concerne le analogie, sarebbe utile usarle cum grano salis.

Bisognerebbe supporre, ad esempio, per seguire Panebianco nel suo ragionamento, che Boris Nemtsov costituisse un serio pericolo per Vladimir Putin. Ma così non era da parecchio tempo. Nemtsov era , al contrario, molto distante dall’apice di popolarità di cui godette quando Eltsin lo nominò primo vice premier del suo governo, ai tempi del suo – di Eltsin – declino alcoolico. Poi fondò il Partito “Unione delle forze di destra” (SPS) e entrò nella Duma, già come oppositore di Putin. Ma alla tornata successiva il suo SPS non raggiunse il quorum elettorale e rimase fuori dal parlamento. Da allora, negli ultimi anni, il declino della sua figura è stato costante. In uno degli ultimi sondaggi d’opinione Nemtsov non era nei primi sei posti tra le personalità di rilievo della politica russa. Certo era noto, e non poco. Un bell’uomo, di grande fascino, amato dal pubblico femminile, dall’oratoria sciolta ed efficace. Ma non era attorno a lui che, da tempo, si riunivano le frastagliate e divise opposizioni extraparlamentari al governo di Putin. Questo spiega, ad esempio, perché Nemtsov decise di rilanciarsi recandosi in Ucraina e diventando, per un certo periodo, consigliere dell’allora presidente “arancione” Viktor Jushenko. Fallita la rivoluzione arancione, Nemtsov tornò a Mosca, restando in ombra, per riemergere solo l’anno scorso schierandosi contro la politica del Cremlino nella crisi ucraina. Su questa interpretazione – mio malgrado – mi trovo d’accordo con Edward Luttwak: non può essere stato Putin a inscenare questo assassinio, poiché Nemtsov “era sì una delle voci più critiche della politica di espansione di Putin in Ucraina, ma la sua protesta non era assolutamente in grado di minare la popolarità del presidente”.

Fin qui giusto. Del resto tutti i più recenti sondaggi erano lì a dimostrare, con l’86% dei consensi al Presidente in carica, che Putin può stare tranquillo, almeno da quella parte. E fin qui basta il buonsenso. Ma la macchina comunicativa occidentale è in grado di annullare anche quello, e su larga scala. Così si spiega la rapidissima reazione dello stesso Putin, a poche ore dall’assassinio: una dichiarazione centrata su due pilastri. L’assassinio “è stato commissionato”, e “si configura inequivocabilmente come una provocazione”. Commissionato da chi? Putin non lo dice, per ora. Provocazione per cosa? La risposta l’ha data Mikhail Gorbaciov, ancora una volta arrivato in soccorso del suo nemico: “Per destabilizzare la situazione interna della Russia”. Qui s’innesta la seconda interpretazione che è corsa anch’essa, in lungo e in largo, su molti media, seconda solo all’affermazione perentoria sulla colpevolezza di Putin. Interpretazione che potrebbe essere sintetizzata in questo modo: gli assassini sono da ricercare in Russia, tra gli ultra-nazionalisti russi; oppure tra i russi che volevano che Putin intervenisse militarmente in Ucraina, a difesa del Donbass; oppure in settori dei servizi segreti russi, anch’essi scontenti per la “debolezza” di Putin di fronte all’Occidente. In realtà sono varianti della stessa cosa. Che serve a un doppio scopo: concentrare l’attenzione “sull’interno”, affermando l’esistenza di un’altra frattura della società russa; e allontanando perfino l’idea che possa trattarsi di qualcosa che è venuto dall’esterno”. Tutto è naturalmente possibile, ma dovrebbe essere suffragato da qualche elemento di prova o, quanto meno, di analisi. Ora ciò che è visibile è, al contrario, un consistente appoggio a Putin proprio dei settori nazionalisti, di tutti i settori nazionalisti russi. Non si è vista traccia, in tutti questi mesi di durissimo scontro tra l’Occidente e la Russia, di un’opposizione a Putin da parte di settori dell’esercito e delle cosiddette “strutture della forza”. L’ipotesi è dunque peregrina, anche se a sostenerla sono in molti, insieme a Edward Luttwak. E non è a questa ipotesi che pensa Vladimir Putin. Lo sappiamo perché proprio lui aveva avanzato quella di un intervento “dall’esterno”. Lo fece, in pubblico, il 28 febbraio del 2012, durante un talk show.

“Queste tattiche le conosco da tempo – disse – soprattutto quelle di chi sta all’esterno (.) Lo so: cercano una vittima sacrificale tra qualcuna delle personalità più in vista, per poi mettere sotto accusa i poteri dello Stato. Sono capaci di tutto. E lo dico senza alcuna esagerazione”. Ed era – si noti – il 2012, quando la crisi in Ucraina era ancora di là da venire. Putin ragionava però sulla base delle esperienze del decennio appena trascorso: agli Stati Uniti facevano capo una serie di “guerre”, più o meno civili, in Libia, in Siria, in Irak. Mancavano ancora all’appello l’Ucraina e la stessa Russia: l’obiettivo, il trofeo decisivo. Insomma Putin si aspettava che qualcuno, dall’esterno, tentasse di aprire un “fronte interno” per destabilizzare la Russia.

Ecco cosa intende dire oggi Mikhail Gorbaciov.

Ed è strano che, a differenza dei commentatori russi, in Occidente nessuno abbia avanzato l’ipotesi di inquadrare questo assassinio nella strategia americana che punta proprio alla demolizione di Vladimir Putin. Strano davvero. I commentatori “complottisti” di tutti i giornali occidentali manifestano qui una singola distrazione, o carenza d’immaginazione. E c’è, infine, l’inquietante circostanza dell’intervista che Boris Nemtsov rilasciò al giornale online Sobesednik il 2 marzo del 2014, nella quale egli affidava alla preoccupazione della madre, la sua propria: di essere ucciso proprio da Putin. All’intervistatore, che lo incalzava, rispose che sì, anche lui “un poco” temeva questa eventualità. Quasi un tremendo, involontario suggerimento a chi – non sappiamo sotto quale meridiano – stava appunto cercando una “personalità in vista” da trasformare in “vittima sacrificale”.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/03/russia-io-non-so-chi-ha-ucciso-boris-nemtsov/1470421/.

 

 

 

Il Mistico vs. Hitler, o gli Occhiali di Fritz Gerlich

febbraio 27, 2015

di Laura Knight-Jadczyk
Sott.net
14 gennaio 2015

f © KJJ Visual

Spesso avrei voluto trovare dei giornali tedeschi del periodo pre-hitleriano e post-hitleriano per poter capire quello che stava realmente accadendo in Germania a quell’epoca. Mi chiedevo se non si possano trarre importanti lezioni da quel periodo per il nostro tempo presente. Ho chiesto a tante persone se avessero mai incontrato tali giornali riprodotti da qualche parte, o se ne avessero sentito parlare, ma ogni volta ho, ho sempre ricevuto solo risposte negative. Dopo tutto, se supponiamo che il nostro tempo presente abbia qualche somiglianza con il Terzo Reich di Hitler, sarebbe bello avere un po’ di materiale preciso, scritto in sul momento, in quell’epoca, per poter fare delle comparazioni. A quanto pare, un certo individuo di nome Ron Rosenbaum era altrettanto curioso, ma per un motivo diverso. Egli intervistò un sopravvissuto all’Olocausto che fece menzione ad un articolo che ricordava di aver letto a quel tempo, Rosenbaum andò a cercarlo. Trovò molto di più di quanto si aspettasse. Trovò Fritz Gerlich e il Munich Post. Rosenbaum chiamò Fritz e la sua gente i “Primi Esploratori”.

Gli eroici giornalisti anti-Hitler del Munich Post, dal 1920 al 1933 (quando tanti furono incarcerati o uccisi) hanno perseguito coraggiosamente il compito quotidiano di provare a raccontare al mondo la strana figura che era sorta dalle strade di Monaco per diventare il leader di un movimento che avrebbe preso il potere e che avrebbe scritto un nuovo capitolo nella storia del male. La mia ammirazione per questi individui, in gran parte dimenticati, quei giornalisti che furono i primi ad indagare la vita politica e personale, la criminalità e gli scandali di Hitler ed “il partito di Hitler”, così come si facevano astutamente chiamare, ha cominciato a crescere quando ho iniziato a raccogliere le tracce della loro personale lotta contro Hitler, sepolta tra le note degli storici del dopoguerra …

Il fascino che provavo è molto cresciuto quando mi sono imbattuta in una collezione quasi completa, di vecchi giornali anti-Hitler di 70 anni fa del Munich Post, che stavano marcendo nel seminterrato dell’archivio della biblioteca Monacense di Monaco. Da allora i giornali sono stati trasferiti su microfilm, ma c’era qualcosa nell’interazione con le copie dei giornali effettivamente fatiscenti, del partito di Hitler, chiamato “Poison Kitchen”, dove Hitler era raffigurato come una figura possente, presente su ogni pagina che è servita a farmi un’idea dell’esasperante ed insopportabile frustrazione che i giornalisti del Munich Post dovevano aver provato. Sono stati i primi a percepire le dimensioni del potenziale di Hitler per il male e i primi a vedere come il mondo intero ha ignorato gli avvertimenti disperati indicati nel loro lavoro.

Fritz Gerlich, editor of the Munich Post

Fritz Gerlich, editor of the Munich Post

© Bavarian State Archive

 

Come giornalista, ho sentito allo stesso tempo una triste venerazione per quello che compierono, per quanto avevano esposto, e come siano stati completamente dimenticati. Fu quello, il primo tentativo intrapreso per penetrare le profondità del fenomeno Hitler che cominciava allora a svilupparsi

La visione dei primi esploratori è stata la visione di uomini e donne, testimoni critici dell’ormai perduto spettacolo di Hitler che diventava Hitler. Oltre ai giornalisti coraggiosi ed ai redattori del Munich Post, ci sono stati altri, come Rudolf Olden, Konrad Heiden, Walter Schabere Fritz Gerlich. Questultimo fu l‘editore iconoclasta di un giornale d’opposizione antimarxista e antiNazista, chiamato Der Weg Gerade (Il Modo Giusto, o La Retta Via), celebrato come la nemesi giornalistica dellHitler del tempo, ora in gran parte dimenticato.

Gerlich fu assassinato a Dachau per aver tentato di pubblicare un articolo dannoso su Hitler, cinque settimane dopo che i nazisti avevano preso il potere e schiacciato il resto della stampa d’opposizione. Una figura affascinante, Gerlich, un graffiante e swiftiano persecutore satirico di Hitler, possedeva una visione inquietante delle dinamiche razziali dietro la patologia di Hitler. Uno scettico e studioso storico, Gerlich iniziò comunque a credere ai poteri profetici di una controversa, probabilmente fraudolenta, stigmatizzata bavarese, in cui trovò una fonte di fede che lo portò a giocarsi la vita in un ultimo disperato tentativo di detronizzare Hitler tramite la penna e la stampa. Con un articolo che avrebbe messo fine a tutti gli articoli di Hitler che egli sperava che fosse l’ultima storia in grado di scioccare il pubblico e costretto il presidente Paul von Hindenburg a destituire l’appena scelto Cancelliere Hitler prima che fosse troppo tardi. Fu una scommessa disperata che non si realizzò mai. Il 9 marzo 1933, delle truppe d’assalto fecero irruzione nella sede del giornale di Gerlich, strappando la sua ultima storia dalle macchine da stampa, picchiandolo fino a fargli perdere i sensi, per poi trascinarlo fuori fino a Dachau, dove fu ucciso nella “Notte dei lunghi coltelli” nel giugno 1934.

La natura dellarticolo che era sul punto di pubblicare che alcuni dicono riguardasse le circostanze della morte del nipote di Hitler, Geli Raubal, nel suo appartamento o che parlasse della verità sull’incendio del Reichstag nel febbraio 1933 o dei finanziamenti esteri ai nazisti si è effettivamente persa nella storia, una traccia che ho inseguito ad oltranza. Sono riuscita a rintracciare a Monaco di Baviera uno degl’ultimi colleghi viventi di Gerlich, Dr. Johannes Steiner, un editore novantenne in pensione, che era stato partner di Gerlich nel fallito manifesto Anti-Hitler. La memoria del dottor Steiner di quel tempo terribile, in particolare gli ultimi giorni di Gerlich, quando tutti erano in fuga, era frammentaria. Ma c’era un momento, un ricordo conservato con spaventosa chiarezza per sei decenni: il ricordo della Gestapo e gli occhiali di Fritz Gerlich. Gli occhiali con montatura in acciaio di Gerlich erano diventati una specie di immagine firma per il giornalista combattente tra coloro che lo conoscevano a Monaco di Baviera, quasi un emblema della sua determinazione d’acciaio e chiarezza di vedute. Ma dopo un anno a Dachau, dopo che la Gestapo lo aveva trascinato fuori dalla sua cella e gli aveva sparato alla testa nella Notte dei lunghi coltelli, gli scagnozzi di Hitler scelsero un modo crudele e agghiacciante per informare la moglie di Gerlich. Il Dr. Steiner ricorda: “Inviarono alla vedova, Sophie, gli occhiali di Gerlich, sporchi di sangue”. [Ron Rosenbaum, Explaining Hitler]

Rosenbaum vide questo gesto crudele, forse, come la comprensione da parte degli scagnozzi di Hitler che Gerlich aveva visto e sapeva troppo, un segno di quanto la sua visione fosse temuta e odiata dalla cerchia interna di Hitler, per aver visto chi, in realtà, fossero”.

Ora, notato nulla di particolarmente interessante nel breve racconto riportato qui sopra, sul chi, cosa, quando, e dove a proposito di Fritz Gerlich? Probabilmente vi è sfuggito, ma leggete questo frammento: “Uno scettico studioso di storia, Gerlich iniziò comunque a credere ai poteri profetici di una controversa, probabilmente fraudolenta stigmatizzata bavarese, trovando in lei una fonte di fede che lo portò a giocarsi la vita in un ultimo disperato tentativo di detronizzare Hitler tramite la penna e la stampa“.

Di cosa sta parlando Rosenbaum? Unastigmatizzata Bavarese“?

Però, prima di arrivare a questo, parliamo un po’ di Fritz Gerlich e de “L’analisi del naso di Hitler“. Nel luglio del 1932, sulla prima pagina di uno dei principali quotidiani di Monaco apparve uno straordinario fotomontaggio di Hitler. Ho provato, senza successo ad ottenere un’immagine della pubblicazione, ma un lettore alla fine l’ha trovata:

Articolo d'epoca

Articolo d’epoca

 

La foto mostra Hitler in frac e tuba, a braccetto con una sposa di colore in una scena di matrimonio dove nel titolo dell’articolo si legge: “Hitler ha sangue mongolo?” Sembra che varie caricature di Hitler fossero apparse per anni su molti giornali d’opposizione e manifesti, ma la maggior parte di questi tendeva a concentrarsi sui baffi ed il ciuffo, o ad esagerare i tratti del suo viso. Questa immagine aveva mirato troppo bene al bersaglio e sancì la condanna a morte di Gerlich. Pubblicare un attacco scandaloso come questo, un attacco molto più mirato e dannoso nel suo testo, più di quanto la foto e il titolo non lo fossero, fu un atto di grande coraggio personale da parte di un profeta disperato e condannato. Nel suo famoso articolo, Gerlich propone al lettore di applicare lascienza razziale” di uno dei teorici razziali preferiti da Hitler, il Dr. Hans Gunther che aveva prescritto la forma precisa e la dimensione di ogni singola testa e caratteristica del volto dell’Uomo nordico“, alla testa e al volto di Hitler stesso, in particolare al suo naso. Tramite le fotografie nell’articolo, Gerlich andava avanti nel dimostrare che Hitler non era, di fatto, di razza ariana, ma era piuttosto di razza mongola. Gerlich si spinse oltre scrivendo unacritica brillante che giunse alla devastante conclusione che Hitler – dati i suoi lineamenti non solo mancava di una fisionomia ariana, ma mancava anche di un’anima ariana“. Rosenbaum scrive:

[Mi diede] grande soddisfazione che almeno qui, un giornalista anti-Hitler fosse uscito allo scoperto e avesse dato sfogo alla rabbia e al disprezzo che tutti provavano prima di essere zittiti. Ho il sospetto che questa personale spudoratezza senza briglie abbia a che vedere con la mia personale fascinazione per Gerlich. Ed è sorprendente scoprire, quando si studia la letteratura su Hitler e la dirigenza nazista prima e dopo guerra, all’interno e all’esterno della Germania, quanta poca disapprovazione, critica e disgusto abbiano ricevuto i nazisti sui giornali. Il tono e la tendenza dei commentatori pre-guerra era molto condiscendente nei confronti di Hitler, trattandolo come un fenomeno indegno di essere persino disprezzato, ancor meno degno di una seria considerazione. Invece di sollecitare la necessità di combattere Hitler, i commentatori pre guerra hanno agito come se potessero cacciar via Hitler tramite parole, cancellarlo con la penna. Sottovalutandolo a tal punto da non considerarlo nemmeno un obiettivo degno di antagonismo. La letteratura del Dopoguerra tende a sminuire Hitler in un modo diverso; sapendo bene ciò che fece, la tendenza è quella di sostenere che non fu proprio lui il colpevole, ma le forze segrete che stavano dietro alle sue spalle, che cavalcasse l’onda del momento …. Una rara eccezione a questo fenomeno letterario fu il lavoro di persone come Gerlich, un lavoro rinfrescante, al tempo, come un sorso d’acqua che ti da sollievo nel deserto . … L’odio di Gerlich per Hitler benché squisitamente camuffato sotto forma di satira … era più che un ultimo grido di disperazione, era un’affilato strumento d’analisi capace di incidere fino al cuore della patologia di Hitler prima di chiunque altro e prima che fosse troppo tardi, nel caso ci fosse qualcuno pronto ad ascoltare. [Ron Rosenbaum, Explaining Hitler]

Così, Ron Rosenbaum trovò uno standard eroico nella vita e nell’opera di Fritz Gerlich; ma c’è un problema. Dice che Gerlich fuguidato dalla sua ossessione per Hitler dal razionale all’irrazionale …”. Perché vede l’uomo che ha eseguito tali atti di resistenza giornalistica contro Hitleratti che ha ammirato così tanto fino alla fine, come attiirrazionali“? Il problema sta nellaStigmatizzata Bavarese“, che discuteremo tra un po’, abbiate pazienza.

Fritz Gerlich, nato protestante ricevette il dottorato in storia presso l’università di Monaco di Baviera. Nel 1923 fu una figura rispettata e influente nel movimento nazionalista ed era, quindi, uno dei primi sostenitori di Hitler. Tuttavia, nella primavera del 1923, ricevette un visitatore nel suo appartamento, l’astro nascente delle forze nazionaliste di destra, Adolf Hitler stesso. Nessuno sa cosa sia successo durante quell’incontro, ma sembra che alcune cose dette allora, insieme a cose che Hitler combinò più tardi, fecero di Gerlich un nemico implacabile di Hitler. A quanto pare, Gerlich aveva visto qualcosa, “entrambe le facce di Adolf Hitler“.

Gerlich formò una stretta cerchia di colleghi sulla quale sapeva di poter contare, e con la quale lavorò prima al Munchener Neueste Nachrichten, e più tardi con Gerlich presso il proprio giornale antiHitleriano, il Der Weg Gerade. Per dieci anni, dal 1923 fino al 1933, questo gruppo era il centro più esplicito del giornalismo antiHitler tra i conservatori in Germania. I membri del gruppo Gerlich scampati all’arresto quando fu assediata la redazione nel marzo del 1933, diventò il nucleo del movimento antiHitler che culminò nel fallito attentato ad Hitler da parte di Claus von Stauffenberg, nel luglio del 1944. Come potete intuire, fu proprio allora che vennero uccisi.

Vediamo cosa ci dice Rosenbaum per quanto riguarda il rapporto tra Gerlich e la “Stigmatizzata Bavarese” , Therese Neumann:

 

Therese Neumann (1898-1962) Mistica, Stigmatizzata

Therese Neumann (1898-1962) Mistica, Stigmatizzata

 © Unknown



Ma qualcosa di strano accadde a Gerlich e a questo piccolo gruppo alla fine degli anni Venti: Forgiarono un’alleanza altamente improbabile, che diventò la fonte di fede in grado di alimentare la loro coraggiosa campagna anti-Hitler. Gerlich e i suoi amici erano coinvolti in un rapporto molto stretto con una Stigmatizzata religiosa – molto controversa, probabilmente fraudolenta ma ampiamente venerata donna bavarese: Teresa Neumann. Mi stupisce ancora il fatto di come uno scettico, protestante e storico razionalista come Gerlich, oggettivo direttore di una testata, dallo sguardo intenso dietro ad occhiali cerchiati d’acciaio, possa essersi lasciato ingannare da questa primitiva, mistica cattolica, una mistica cattolica di cui la stessa chiesa fu la prima a dubitare…

Uno dei visitatori [di Teresa] – un aristocratico cattolico conservatore, il conte von Erwin Aretin, che sopravvisse per diventare il biografo del dopoguerra di Gerlich – divenne credente ….

Infine, dopo ripetute sollecitazioni da parte dei suoi colleghi, lo scettico e protestante Gerlich decise di fare una visita alla stigmatizzata. Con sorpresa da parte di tutti, se ne tornò profondamente impressionato. Come se non bastasse, tornò più volte, e si trovò attratto sempre di più dal gruppo di paese che circondava la ragazza, avrebbe poi trascritto le sue visioni e tradotto gli avvertimenti e le profezie che riguardavano la crescente crisi in Germania. … Dr. Johannes Steiner, collega di Gerlich, ritrae Gerlich prima di andare a Konnersreuth come una persona “determinata a smascherare ogni tipo di frode che avrebbe incontrato… Semmai avesse trovato qualcosa” [Ron Rosenbaum, Explaining Hitler].

Sì, infatti, l’eroe di Rosenbaum strinse amicizia con una vera e propriachanneler“. E Rosenbaum, il razionalista, semplicemente non poteva accettarlo. Va avanti a scrivere un paio di paragrafi cercando di convincere il lettore che Therese Neumann fosse fraudolenta, una ciarlatana, e secondo lui ci doveva essere qualcosa che non andava in Gerlich se si era lasciato trascinare da sciocchezze del genere, anche se, nonostante tutto questo, Gerlich continuò a fare un ottimo lavoro, ed è stato, in effetti, tra i più coraggiosi giornalisti ad aver affrontato Hitler. A quanto pare, sembra che la channeler fosse la fonte dispirazione per la gran parte del lavoro di Gerlich, e Rosenbaum non può accettare una realtà simile e basta! Come era possibile una cosa del genere? Rosenbaum difficilmente poteva digerire una cosa simile.

A quanto pare, sembra che Teresa Neumann non fosse una frode:

Miracolo o falso – indagini nel caso di stigmatizzazione di Teresa Neumann von Konnersreuth.

Rolf B, Bayer B, Anslinger K.

Istituto di Medicina Legale, Ludwigs-Maximilians-Universitat, Frauenlobstr. 7 a, 80337, Monaco di Baviera, in Germania, Burkhard.Rolf@med.uni-muenchen.de.

Abbiamo studiato due bendaggi utilizzati da Teresa Neumann (TN), una donna che ha vissuto dal 1898 fino al 1962 in Konnersreuth, in Germania. Le fasciature erano intrise di sangue durante la comparsa delle stigmate sul corpo di T.N. un Venerdì.

T.N. è divenuta molto popolare tra i credenti in Germania in quel tempo. La domanda era se questo sangue provenisse da la stessa T.N., da un parente di famiglia o da un animale. La comparazione del HV1 e HV2 della sequenza del DNA mitocondriale, ottenuto dalle bende, comparato con le sequenze tratto da un campione appartenente ad una nipote maternamente correlata di TN si è rivelato essere identico. Inoltre, abbiamo ottenuto un breve profilo ripetitivo (STR) dalle macchie di sangue che erano identiche con il profilo STR proveniente da una busta sigillata. La busta conteneva una lettera scritta da T.N. nel 1930. Per cui le nostre indagini non hanno rivelato alcun indizio di manipolazione.

Ciò che è certamente vero è che Teresa Neumann, una channeler, è stata l’ispirazione per uno dei giornalisti più coraggiosi in Germania durante il periodo in cui Hitler salì al potere. Anche dopo l’omicidio di Gerlich a Dachau, il cerchio attorno a Teresa Neumann ha portò avanti la sua partecipazione opponendo una resistenza morale contro Hitler. Una fonte mistica alimentava la forza di Gerlich e l’aiutò a rivelare al mondo la mentalità patologica di Hitler. Ed è questa l’eredità che ci ha lasciato. Da tempi remoti, la gente otteneva potere e forze da fonti mistiche. Tali fonti furono poi screditate con l’arrivo del materialismo. Il collegamento tra la conoscenza emozionale del mondo e la sua conoscenza intellettuale è stato interrotto. Viviamo in condizioni cosi terribili come risultato dell’interruzione di questo collegamento. Gran parte dell’umanità è ormai schiava del suo intelletto. Questo apprendimento del mondo attraverso le emozioni, l’intuizione, l’ispirazione, che pare essere alla base di esperienze mistiche e del genuino channeling, esce al di fuori delle strutture gerarchiche che la mente razionale ha costruito per imprigionare ognuno di noi, sia da un lato la scienza materialista o dall’altro, la necessità di comunicare con il divino attraverso sacerdoti e altri rappresentanti. Il collegamento diretto con il divino è stato ucciso; doveva essere ucciso.

Dr. Steiner ricorda: “Hanno inviato alla vedova, Sophie, gli occhiali di Gerlich, sporchi di sangue“.
Viviamo e possiamo morire con questa eredità.

novembre 25, 2014

da: Controinformazione.info

INTERVISTA A “THE SAKER”: IL MODELLO RUSSO E’ ALTERNATIVO A QUELLO OCCIDENTALE?

di Anacronista

“The Saker” (a simboleggiare il falco sacro che veglia sulla vigna) è un analista russo che vive negli Stati Uniti. Il suo blog vineyardsaker.blogspot.it/, dalla popolarità sempre crescente (oltre alla russa e all’inglese ne sono nate anche la versione francese, tedesca, serba e neozelandese) è uno dei meglio ragionati e informati sulle questioni russe e internazionali, e rappresenta un autorevole punto di riferimento per quanti sono interessati a comprendere la realtà russa aldilà della versione assai distorta fornita dai media occidentali.

Abbiamo pensato di avvalerci del suo aiuto per capire meglio se, e in che cosa, la Russia di Putin rappresenti un’alternativa al moderno “Occidente” al di là della mera rivalità geopolitica. Questa l’intervista:

1) A.- Il contrasto tra la politica estera russa e quella statunitense è oggi stridente: da una parte moderazione, buon senso e rispetto delle sovranità; dall’altra colpi di stato, minacce, sanzioni e menzogne. Tale differenza di comportamento tra le due potenze è dovuta a calcolo politico contingente oppure a una diversa visione di fondo della vita?

Continua

Intervista ad Aleksandr V. Zakharchenko

novembre 16, 2014

Autore: voltideldonbass

Da: vineyardsaker, CIVG.it

[Aleksandr V. Zakharchenko, Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Popolare di Donetsk] Come tutti sapete, una settimana fa abbiamo annunciato il nostro piano di attacco. L’abbiamo iniziato ieri.

Fino a ieri ci siamo preparati per l’attacco, esaminando i trofei militari, armando gli equipaggi, e testando la comunicazione tra le diverse formazioni militari. Ora posso orgogliosamente annunciare che abbiamo formato 2 battaglioni di carri armati, 2 complete brigate di artiglieria, 2 divisioni Grad, 1 battaglione di fanteria meccanizzata, 3 brigate di fanteria e una speciale brigata aerotrasportata d’assalto. Tutte queste unità hanno ora ricevuto le sigle dell’esercito.

Il sistema di comunicazione è stato regolarizzato e sono stati formati 2 ospedali da campo e 1 brigata di manutenzione. Abbiamo iniziato a testare tutte queste unità in battaglia. Ieri abbiamo iniziato un attacco contro il gruppo nemico ad Amvrosievka. Secondo i nostri dati, nel corso dell’offensiva, il nemico ha perso circa 45 unità di equipaggiamento militare, abbiamo catturato 14 unità di attrezzature militari, e circa 1.200 persone sono state uccise o ferite.

Ci sono due sacche di resistenza in questo momento, ad Amvrosievka e a Starobeshevskaja.

Abbiamo iniziato ad avanzare alle 4 del mattino su Elenovka, dove sono ancora in corso combattimenti. Due terzi di Elenovka sono sotto il nostro controllo. Speriamo di ripulire queste zone prima della notte. Tuttavia, l’offensiva non si concluderà con questo. Continueremo finché non libereremo tutte le aree popolate della Repubblica Popolare di Donetsk. L’esercito è pronto e abbiamo il sostegno del popolo. Ci saranno sempre più prigionieri.

Ora, per quanto riguarda la parata. Ho volutamente messo i trofei militari in mostra in Piazza Lenin.

Tutto ciò che verrà a noi da Kiev, finirà nella stessa condizione, prima o poi.

Più ne verrà, più sarà facile per noi ripristinare la nostra economia.

Come forse sapete, la metallurgia è una delle nostri principali industrie.

Vorrei ringraziare il Ministro della Difesa per la stretta cooperazione, la sua comprensione delle sfide che il governo deve affrontare, per la sua capacità illimitata di lavorare e per il suo coraggio personale.

[Vladimir Kononov, ministro della Difesa della Repubblica Popolare di Donetsk] Cari giornalisti, pubblico televisivo, vorrei farvi un appello.

L’esercito aggressivo ucraino di occupazione è venuto sul nostro suolo. Hanno portato con loro un’ideologia nazionalista che non ha alcun rispetto per la vita umana.

Il loro unico interesse è per il nostro territorio e per le risorse. Lanciano i loro vili attacchi a complessi civili residenziali con anziani, donne e bambini.

Proprio ieri hanno sparato su un quartiere residenziale e hanno ucciso una bambina di 9 anni. Non c’era presenza della milizia sul posto. Usano le tattiche subdole dei gruppi mobili di mortai che arrivano in un posto, vi sparano per 10-20 minuti, e se ne vanno in fretta.

Abbiamo già tutti i dati sui movimenti di questi gruppi di mortai. Saranno neutralizzati presto.

Ora, per quanto riguarda le forze armate.

Questa è una forza uniforme con un principio di autorità indivisa che impedisce la disobbedienza e il disordine, contrariamente a coloro che chiamano l’esercito della Repubblica Popolare di Donetsk “makhnovista”, ecc.

È una bugia diffusa dalla giunta di Kiev, nonché da coloro che hanno mandato carri armati, lanciarazzi Grad e artiglieria contro il proprio popolo.

Ora potete porre le vostre domande.

D: La milizia fa fuoco sulle case?

Mi permetta di correggere subito. Eravamo una milizia 10 giorni fa. Oggi, siamo le forze armate della Repubblica Popolare di Donetsk.

Le forze armate della Repubblica Popolare di Donetsk non cercano in alcun modo di colpire quartieri residenziali e case. Non lo facciamo e non lo faremo mai. Questa è la nostra nazione, la nostra terra e la nostra patria. Questa è una guerra sul nostro territorio, che vogliamo preservare. Non siamo animali. Non stiamo combattendo a Kiev, stiamo combattendo a casa nostra.

Canale 1, Mosca. Come caratterizzerebbe la risposta delle forze armate ucraine alla vostra offensiva? Ne erano a conoscenza? Sono confuse, resistono oppure si ritirano?

Molto probabilmente sapevano del nostro contrattacco, non ne abbiamo fatto un segreto. Non conoscevano il tempo e il luogo dell’attacco.

Ci sono ufficiali regolari dell’esercito che, purtroppo, a un certo punto si sono laureati presso le scuole militari e le accademie sovietiche.

Si stavano preparando per diverse opzioni, e ne hanno indovinato alcune. Il combattimento è stato pesante, perché le unità regolari combattono bene.

L’esercito regolare combatte davvero, viene sconfitto, ma non si arrende mai.

Quelli che si ritirano sono i battaglioni Shakhtersk, Ajdar ecc. Di solito sono facili da attaccare, perché si ritirano al primo colpo e non si impegnano in uno scontro a fuoco diretto.

Di solito si ritirano e chiamano le unità regolari, e poi cominciano ad attaccare insieme.

Ancora una volta, la lotta è molto pesante. Si può sentire la superiorità del nemico dalla loro quantità di attrezzature.

Per darvi un’idea dell’intensità dei combattimenti: attraversiamo circa 40 km in una giornata.

La sfilata dei prigionieri di guerra che abbiamo visto questo pomeriggio, non è contro tutte le convenzioni umanitarie e gli appelli alla dignità?

Come avvocato, posso dire che non abbiamo fatto nulla contro il diritto internazionale.

I prigionieri non sono stati spogliati o affamati. Mostratemi un diritto internazionale unico, che proibisce di far sfilare i prigionieri. Non abbiamo fatto niente di illegale.

Qual era lo scopo di questa sfilata? Stavate cercando di inviare un messaggio a Kiev? Perché avete preso la decisione di far sfilare i prigionieri di guerra?

Kiev ha affermato che avrebbero marciato in corteo a Donetsk il 24. Così è stato. Poroshenko non ha mentito: erano proprio qui, insieme ai loro equipaggiamenti militari.

Questa settimana Lugansk ha ricevuto aiuti umanitari dalla Russia. Siete in attesa di un aiuto simile, e quando pensate che ci si possa aspettare che arrivi?

Ce lo aspettavamo ieri, anche prima di Lugansk. La popolazione della nostra città è più grande di Lugansk, quindi era logico inviare a noi gli aiuti in primo luogo.

Ma la situazione a Lugansk è molto più difficile, così sono stati inviato prima lì. Mi auguro che riceveremo i nostri aiuti al più presto.

Ci sono delle trattative per i termini di consegna?

Sì, i negoziati sono stati condotti nello stesso giorno come Lugansk, ma, purtroppo, non abbiamo avuto aiuti.

Lugansk condividerà con voi gli aiuti ricevuti?

Come manager pratici, lo vorremmo. Tuttavia, da un punto di vista umanitario si capisce che la situazione è più difficile lì.

Dobbiamo contare sulle nostre risorse per ora. Speriamo che gli aiuti arrivino presto.

Ci sono paralleli storici con il luglio 1944 e la sfilata dei nazisti. È accaduto per caso o è stato fatto apposta?

Onestamente, abbiamo visto di recente una delle insegne della 2a brigata separata: è l’emblema completo della Divisione SS Galizia, un distintivo della 79a SS Galizia.

Quando abbiamo visto i simboli completi di questa divisione… Molte famiglie russe hanno subito perdite durante la Seconda Guerra Mondiale. Uno degli antenati della mia famiglia ha combattuto contro la Divisione SS Galizia.

Questo non è solo un parallelo, questo è generazionale: il mio bisnonno, e ora io, e la stessa divisione…

Ecco perché è sorto il desiderio di ripetere il 1944, perché ci si renda conto che tutto è già accaduto prima, che si è ripetuto con lo stesso risultato. Ogni volta che arrivate in Russia con una spada, “di spada perirete”. Purtroppo, cari giornalisti, l’Occidente cerca di invaderci a intervalli regolari di 30-50 anni. Cioè, ogni 30-50 anni la civiltà occidentale cerca di imporci la propria opinione e il proprio modo di vita.

La prima guerra mondiale, la Grande guerra patriottica, ancora prima la guerra di Crimea e così via fino alle profondità della storia. Come risultato, l’Occidente ottiene tradizionalmente la caduta di Berlino, di Parigi, ecc Sul Maidan hanno ripetuto ogni anno a Kiev – “Chi non salta moscovita è”. L’Occidente viene ogni 30-50 anni per ottenere ciò che merita. Ora nel 2014, sono un po’ in ritardo.

Che tipo di aiuto avete ora dalla Russia?

Individui e alcune organizzazioni ci inviano cibo, vestiti e medicine.

Ramzan Kadyrov ha raccolto aiuti umanitari per un valore di 70 milioni di dollari, e ora sono in attesa a Rostov.

Non era un programma statale, è del Presidente della Repubblica della Cecenia.

… esperti di artiglieria da Samara?

Inviterò alcuni ufficiali della marina francese, che vogliono combattere con noi.

Sono disposti a rilasciare un’intervista. Abbiamo l’Europa che combatte tra di noi.

Gli ideali europei di uguaglianza, fraternità, e la rivoluzione francese, come nella Marsigliese, risuonano nell’animo dei patrioti della Francia.

Questo significa che la loro nazione non è morta, dal momento che ha rappresentanti del genere che sono disposti ad andare in un luogo lontano a combattere per i propri ideali, per i quali un tempo hanno preso la Bastiglia.

Sì, ci sono volontari: francesi, russi. È una cosa brutta? A me pare ottima.

Ci sono unità militari regolari russe che combattono al vostro fianco?

Se pensate che la Russia stia inviando le sue unità regolari qui, allora lasciate che vi dica una cosa.

Se la Russia stesse inviando le sue truppe regolari, qui non staremmo parlando della battaglia di Elenovka. Staremmo parlando della battaglia di Kiev, o magari della cattura di Leopoli.

Ora c’è una guerra sul nostro suolo per il nostro territorio. Abbiamo un afflusso di volontari provenienti da tutto il mondo. Naturalmente, l’aiuto russo sarebbe molto auspicabile, ma da un punto di vista politico è impossibile e irrealistico.

Grazie, tra l’altro, ai paesi europei. Voi non riconoscete questa guerra così come non avete riconosciuto la grande guerra patriottica, non è vero?

Voi sostenete l’operazione anti-terrorismo contro terroristi e separatisti.

Non avete sviluppato una Carta dei territori liberi, credo, in Svizzera? Un territorio ha il diritto di autodeterminazione e di separazione dopo un referendum. La Germania vive in base agli stessi principi. Ci sarà presto un referendum in Scozia. Cioè, chiamate democratici i vostri principi e li portate avanti (quasi) democraticamente.

L’esempio della Cecoslovacchia è stata pacifica. La Jugoslavia, purtroppo, l’avete strappata in mille piccoli pezzi. Usando metodi militari, per giunta. Da noi succede la stessa cosa.

Cioè, se smettete di perseguire una politica di due pesi e due e sarete in grado di capire che qui vive della gente.

Qual è la nostra colpa? La colpa di Donetsk, del Donbass, della nostra terra?

Quella di aver chiesto di vivere in modo indipendente? Che abbiamo voluto vivere nel modo che vogliamo? Parlare la nostra lingua? Fare amicizia con chi vogliamo?

Non abbiamo voglia di andare in Europa. Abbiamo mentalità diverse, religioni diverse.

Ma noi abbiamo una religione diversa. Vogliamo andare a Oriente.

Abbiamo voluto vivere come vogliamo, ma non ce lo hanno permesso. Siamo stati chiamati terroristi e separatisti. Vi prego di notare, non abbiamo catturato alcuna amministrazione regionale, né abbiamo bruciato dipartimenti distrettuali. Questo è ciò che ha fatto il Maidan.

Gli slogan: “No agli oligarchi”, “Uguaglianza e fraternità”, “libertà di religione e di lingua”, “Libertà di scelta”.

Tutti questi slogan vengono dal Maidan. Noi vogliamo la stessa cosa. Allora perché siamo i cattivi?

Cosa abbiamo fatto per meritare di essere bombardati da aerei? Colpiti da carri armati? E ci hanno sganciato sulla testa bombe al fosforo?

Spiegatemi, che operazione anti-terrorismo è questa?!

In tali operazioni sono coinvolte forze di polizia e servizi di intelligence, e non unità militari regolari, veicoli militari e velivoli.

Cari giornalisti, per favore correggetemi se sbaglio.

Se siamo terroristi, devono combatterci la polizia e i servizi di sicurezza dell’Ucraina.

30, 25, 95, 72, e 76 – l’intero esercito ucraino è presente sul nostro territorio.

Tre mobilitazioni generali, la guardia nazionale, battaglioni territoriali, i battaglioni privati ​​Aidar, Azov, Shakhtersk, Donbass, Dniepr-1, Dniepr-2, Dniepr-3, Kiev, e ora Kryvbas.

Che cosa abbiamo fatto? Qual è la nostra colpa? Il fatto che abbiamo gas di argilla, per il quale si desidera cancellare l’intera Slavjansk dalla faccia della terra? O qualche altro interesse finanziario?

Siamo tutti discendenti di antenati gloriosi. Abbiamo tutti antenati dei quali siamo orgogliosi of. Solo tra gli antenati di noi due ci sono due eroi dell’Unione Sovietica.

Siamo ancora in grado di tenere le armi nelle nostre mani. Abbiamo inghiottito con il latte delle nostre madri un orgoglio e un desiderio di vivere in un Donbass libero e felice.

Diremo a chiunque viene a farci del male sul nostro territorio: ci batteremo con le unghie e con i denti per la nostra patria.

Kiev e l’Occidente hanno fatto un grosso errore a ridestarci.

Noi siamo gente laboriosa. Mentre altri saltavano sul Maidan per 300 grivne, la nostra gente era giù in miniera, a estrarre il carbone, a fondere metallo e a seminare le colture.

Nessuno di noi ha avuto il tempo di saltare, eravamo occupati a lavorare.

Quando una persona che proprio ieri ha lavorato con un martello pneumatico o ha guidato una mietitrice, oggi sta dietro al volante di un carro armato o di un Grad, o ha raccolto una mitragliatrice, è stata oltrepassata la linea e non lo si può più fermare.

Chi ha lasciato il suo lavoro sa che combatterà fino alla fine e fino al suo ultimo respiro.

Potete dirlo agli altri: non ridestate la bestia. Non fatelo, e basta.

Mentre ce n’è ancora la possibilità, lasciate che le madri salvino i loro figli.

Per alcuni, forse questa sarà una notizia terribile: sotto Stepanovka, sotto Saur-Mogila, giacciono ancora diverse centinaia di soldati delle forze armate dell’esercito ucraino che sono dati per dispersi.

Le famiglie ricevono lettere di “disperso in combattimento”. In realtà sono morti. Le autorità di Kiev lo fanno apposta. Centinaia, migliaia di morti giacciono in più di una dozzina di tombe. Questo ve lo annuncio ufficialmente. Fate sapere a tutti che, se avete ricevuto una lettera di “disperso in combattimento”, allora molto probabilmente, vostro marito, fratello o figlio sono stati uccisi.

[Vladimir Kononov] Posso darvi un esempio dal combattimento dei battaglioni 72° e 25° contro di noi a Shakhtersk. Ho tutti i documenti dei soldati bruciati vicino ai macchinari distrutti.

Abbiamo restituito i corpi all’esercito ucraino. Due settimane più tardi, abbiamo ricevuto informazioni che erano “dispersi in azione”.

Perché si sono presi la briga di raccogliere quei corpi?

È stato riferito che l’esercito ucraino dall’inizio del conflitto ha avuto 12.000 morti, 19.000 feriti e 5.000 dispersi. Non sono dispersi, sono stati uccisi e sepolti sotto il monte Karachun, a Krasnyj Liman… Hanno gettato corpi da un elicottero nei Laghi Blu vicino a Slavjansk, con pietre legate ai loro piedi.

[Aleksandr Zakharchenko] Vladimir Petrovich, cerchiamo di non eccitare la nostra stampa con dettagli raccapriccianti.

Poroshenko ha detto che 120 persone sulle 1200 che hanno partecipato alla parata a Kiev andranno in Oriente.

Ora voglio dire: io non voglio combattere. Non è stata una mia scelta, ma mi batterò fino alla fine per la mia terra, non importa chi siano, quando arrivino e quanto numerosi siano.

Questa è una battaglia di annientamento. Purtroppo, gli slavi stanno lottando tra loro e distruggendo le loro persone migliori. Vogliamo rivolgerci a tutti i parenti e alle madri: non inviate qui i vostri figli. Lasciateci soli. Viviamo liberi e in pace.

Non siamo venuti da voi a Kiev, a Dnepropetrovsk, o a Zaporozh’e. Non abbiamo depredato i vostri villaggi, violentato le vostre donne, ucciso i vostri anziani e rubato le loro decorazioni militari.

Ricordate le decorazioni per Stalingrado, per la cattura di Berlino, le medaglie della Stella d’Oro, gli Ordini di Gloria, gli Ordini della Bandiera Rossa, mescolati con gli orecchini delle donne?…

Noi non lo facciamo. Noi vogliamo vivere sulla nostra terra nel modo in cui vogliamo. Non abbiamo bisogno di voi. Noi siamo diversi.

L’Ucraina d’Oriente e d’Occidente è un conglomerato creato artificialmente. Tuttavia, non abbiamo iniziato noi questa guerra.

Se qualcuno ha una coscienza politica, la volontà e il coraggio di un vero uomo, gli suggerisco solo di fermare questa operazione. Non è necessario riconoscere il nostro stato, limitatevi a lasciarci soli all’interno dei nostri confini delle repubbliche di Donetsk e di Lugansk, e ci saluteremo e ci diremo addio.

Una domanda del quotidiano francese Libération. Quando avrà luogo la conferenza stampa con i volontari internazionali francesi, che lei ha citato?

Arriveranno domani. Parli con Vladimir Petrovich domani. Lo contatti attraverso il suo addetto stampa.

Pensa che l’incontro con Poroshenko porterà eventuali soluzioni positive?

Vorrei fare un chiarimento. Nessuna federalizzazione può essere possibile oggi.

C’è un tempo per ogni cosa. Abbiamo chiesto la federalizzazione 3 mesi fa, abbiamo chiesto un permesso di tenere un referendum. Quel tempo è passato, ora vogliamo vivere in modo indipendente.

Le autorità ucraine stanno utilizzando metodi di polizia per sottometterci: ci arrestano, ci tagliano fuori, e conducono operazioni anti-terrorismo contro di noi. Ormai così tanto sangue è stato versato e così tante persone sono morte per la libertà. Come possiamo parlare di federalizzazione? Che cos’è la federalizzazione? Si tratta di una serie di procedure burocratiche che devono essere portate avanti. Ma noi vogliamo vivere in modo indipendente. Abbiamo una terra molto ricca.

I discorsi a proposito dei sussidi sono una bugia perpetrata dai ladri per rubare denaro. Ogni presidente lo ha capito molto bene e vi ha sempre partecipato. Siamo una regione autosufficiente con la sua agricoltura, un’industria sviluppata, boschi, campi e mari.

Abbiamo tutto, da una “Svizzera” al mare. Aree balneari, agricoltura, chimica e industria del carbone, ricchezza di minerali, depositi di gas, ecc. Nonostante gli stretti legami con il resto dell’Ucraina, possiamo e dobbiamo essere in grado di nutrirci.

Se non lo capiscono con le buone, allora lo chiederemo loro con le cattive.Mi auguro che l’incontro tra Poroshenko e il presidente Vladimir Putin porterà a prendere in considerazione la nostra posizione.

Una domanda di diritto, in relazione alle persone che sono in carcere.

La prego di specificare di che tipo di diritto sta parlando.

Su quali basi queste persone sono state arrestate?

Abbiamo recentemente adottato un nuovo codice penale e creato corti marziali e tribunali. È di questo che sta parlando?

Questa non è una legge, questa è una disposizione che abbiamo discusso in sede di Consiglio dei ministri e poi sottoposto al Consiglio Supremo. Il Consiglio Supremo ci ha dato via libera. Sta chiedendo delle persone che sono state arrestate prima di questo momento oppure dopo?

Al momento i detenuti sono in gran parte soldati che hanno violato la disciplina militare e il giuramento di fedeltà. Una corte marziale dovrà fare i conti con loro. Ora, per quanto riguarda il resto. Dopo l’adozione di questa legge, tutti i detenuti civili sono stati trasferiti al Ministero degli Affari Interni e il Ministero della Sicurezza di Stato per le loro audizioni. In base alla sentenza, o saranno liberati, oppure sottoposti a pene amministrative sotto forma di servizi alla comunità, da 10 a 30 giorni. Il centro di detenzione di Donetsk è passato dalla nostra parte, quindi luoghi civilizzati potranno essere utilizzati per le detenzioni. Per ulteriori chiarimenti è possibile informarsi presso la segreteria del Vice Primo Ministro o fare appello al procuratore generale.

Una domanda sulla pena di morte.

Sarò onesto, penso che la pena di morte sia la più alta forma di protezione sociale.

Probabilmente vi ricorderete che il mio primo decreto è stato per combattere il banditismo. Sì, questo è un fenomeno diffuso, perché ogni sorta di elementi criminali penetra sotto l’apparenza di una rivoluzione.

Dobbiamo lottare adesso contro questo fenomeno, così non dovremo andare a caccia di questi gruppi paramilitari in un momento successivo. Questo è il motivo che sta dietro a questa decisione.

Dopo lunghe discussioni si è deciso di adottare la pena di morte. Voi tutti sapete perfettamente che l’abolizione della pena di morte non riduce la criminalità. Le statistiche mostrano che con la pena di morte abolita, i crimini “per qualche motivo” tendono a salire.

La società, la gente comune e gli imprenditori privati ​​devono essere in grado di vivere e lavorare in sicurezza. Abbiamo preso una decisione per garantire la loro sicurezza. Per i dettagli, vi prego di familiarizzarvi con il codice. È scritto in un linguaggio chiaro.

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